foto di repertorio

“Presidente Emiliano, sono la mamma di Giada, una ragazza disabile grave di Altamura. Sicuramente questo nome non le dice niente. Perché dovrebbe? In fondo, dopo averla contattata telefonicamente all’utenza che lei stesso ha messo a disposizione su Internet, lei non ha più risposto alle mie chiamate”.

Inizia così la lettera di sfogo di Nunzia inviata alla nostra redazione. “Al primo colloquio telefonico si è mostrato indignato quando le ho comunicato che il servizio riabilitativo di Altamura, dopo più di un mese dall’emanazione del DCPM viveva ancora nel limbo e non aveva provveduto a ripristinare i propri servizi per gli aventi diritto – scrive la donna -. Non si preoccupi, mi aveva detto, la faccio chiamare subito dal Direttore Generale. Peccato, però, che nessuno mi ha contattata, né tanto meno lei ha più risposto alle mie chiamate. Le ho pure inviato dei messaggi tramite Whatsapp, che lei, ovviamente, si è guardato bene dal leggere. Non le importa sapere che tutt’oggi il presso il presidio riabilitativo di Altamura ogni terapista fornisce solo due prestazioni al giorno a fronte delle 6 ore di servizio retribuito”.

“A lei, presidente Emiliano, non importa che non vengano rispettati i piani terapeutici approvati e in corso di validità – attacca Nunzia -. Non le importa se i servizi vengono esternalizzati con aggravio delle finanze pubbliche, non le importa se le prestazioni vengono fornite in locali non idonei che non rispettano le basilari norme di sicurezza. La sbandierata emergenza Covid 19 è arrivata come una manna dal cielo per tutta quella classe dirigente che, pagata per risolvere i problemi, trova la soluzione nel tagliare risorse alle fasce più deboli della popolazione, quelli che non hanno i mezzi e la forza per opporsi”.

“In fondo non è mica colpa della classe dirigente se si muore per altro, l’importante è non morire per un’emergenza tanto sbandierata ma, allo stato, di fatto non presente, almeno sul territorio dal quale le scrivo – continua -. E invece a lei dovrebbe importare qualcosa, visto che, tra l’altro, ha mantenuto per sé la delega alla Sanità. Tanto più che, oltre che dalla sottoscritta, nell’unica occasione di confronto, lei è stato informato dell’inerzia del servizio riabilitativo del mio comune di residenza sia da un consigliere regionale sia da un consigliere comunale”.

“Mi ha detto di chiamare i Carabinieri. Ci voleva un presidente grande e grosso come lei per dire questa ovvietà? Perché devo chiamare i carabinieri, se ad essere informato di azioni omissive ravvisabili quali ipotesi di reato è proprio colui che detiene la delega alla Sanità? Lei avrebbe dovuto attivarsi subito, e in prima persona. Invece no. Non ne ha sentito né il bisogno morale, né il dovere giuridico. La realtà è solo una – afferma Nunzia -.  Lei non sa niente. Non sa cosa vuol dire non riuscire a dormire la notte da 19 anni poiché bisogna alzarsi ripetutamente anche solo per far cambiare di posizione un disabile tetraplegico. Lei non sa cosa vuol dire vederla piangere e non capire se si tratti di dolore, fastidio, o semplicemente di stanchezza. Lei non sa cosa vuol dire non riuscire a tranquillizzarla quando ritiene di trovarsi in pericolo, e non sa cosa vuol dire dover lottare sempre, ogni giorno, solo per far valere i propri diritti, sia presso gli uffici dell’amministrazione comunale sia presso quelli dell’ASL, o con chi ti occupa un parcheggio riservato, o a causa delle buche per le strade, o con gli scivoli sui marciapiedi spesso inesistenti o resi inutilizzabili da automobilisti privi di alcun senso civico”.

“Potrei continuare all’infinito, ma tanto non servirebbe a nulla. Nessuna coscienza verrà a bussare a lei di notte, altrimenti sarebbe già intervenuto come presidente e come assessore alla Sanità. La vita reale è questa, non i telegiornali, i talk show e i vari programmi televisivi nei quali lei va solo a fare da prima donna e a indignarsi (lei!), salvo poi lasciare tutti i problemi sulle spalle di chi deve affrontarli – conclude -. Non si preoccupi, però. Perché ciò che non ha fatto lei, l’ho fatto io. Ho presentato formale denuncia, tra l’altro, alla procura della Repubblica di Bari e alla Guardia di Finanza. So che queste mie righe sono solo un effimero sfogo e che, nel caso in cui dovesse trovare il tempo e la voglia di leggerle, le scivoleranno addosso nella totale indifferenza. Ma una cosa concreta posso farla: alle prossime elezioni, né lei né i partiti che la sostengono e/o la hanno sostenuta, riceverete il mio voto, quello della mia famiglia e quello delle famiglie dei disabili pugliesi. Lei non è il nostro presidente”.

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