L’acquisto e la distribuzione sul territorio regionale dei Dispositivi di protezione individuale per l’emergenza da Covid-19, sono stati argomento delle audizioni della Commissione consiliare Bilancio presieduta da Fabiano Amati. Su richiesta della consigliera regionale del Movimento 5 stelle, Antonella Laricchia, alla seduta è intervenuto il dirigente della Sezione Protezione Civile, Antonio Lerario che ha risposto alle sollecitazioni dei commissari.

Associandosi all’istanza dei pentastellati, i consiglieri di opposizione Mario Conca, Ignazio Zullo e Francesco Ventola di Fratelli d’Italia e Domenico Damascelli di Forza Italia, hanno chiesto che siano resi pubblici i dati e le informazioni relative agli acquisti, alla scelta dei fornitori, alle donazioni ricevute, alla distribuzione territoriale e alla certificazione di qualità dei DPI e delle altre attrezzature. Chiarimenti sono stati chiesti anche sulla scelta di ri-delegare alle ASL e alle aziende ospedaliere gli acquisti delle mascherine, sulle modalità di verifica dei costi sostenuti e su come garantire la parità di accesso per le aziende fornitrici presenti sul mercato. I commissari hanno insistito sulla questione relativa alla sicurezza degli operatori sanitari, per la persistente mancanza dei DPI per i medici di medici generale, per le attività ambulatoriali delle Asl e anche per le Rsa.

Lerario ha ricordato che il dipartimento regionale di Protezione civile svolge funzioni di coordinamento delle strutture coinvolte nella gestione dell’emergenza e che, in merito alle richieste avanzate, “non è mancata la volontà di rendere pubbliche informazioni, bensì il tempo di fascicolarle e renderle disponibili”.

“Attualmente la Regione ha impegnato 55 milioni di euro, dei quali 28 milioni di pagamenti effettuati, mentre la restante parte è costituita da obbligazioni giuridiche. Si tratta di risorse autonome della Regione, dal momento che dal Dipartimento nazionale non è giunto nessuno stanziamento economico”. Lerario ha così motivato la scelta della Puglia di approvvigionarsi di dispositivi direttamente dall’estero, valutando, con il supporto di un gruppo di esperti, le singole proposte e scegliendo l’unica soluzione praticabile.

“Ancora oggi – ha riferito – mancano FFP3 con valvole, e considerato che gran parte dei dispositivi viene realizzato in Cina e Turchia, con il blocco delle esportazioni è stato impossibile provvedere all’approvvigionamento. Inoltre mancavano certificazioni per il mercato europeo, quindi è stato necessario derogare alla forma, consentendo la distribuzione di dispositivi in attesa di certificazione INAIL. Le richieste certificazione in deroga sono state inviate per tutti i fornitori, e al momento dall’istituto sono pervenute solo due risposte. Tutta la merce acquistata è stata resa disponibile, le proposte fino ad ora sono state vagliate in base a qualità e pronta disponibilità, ma la decisione in merito alla destinazione non spetta al Dipartimento bensì al decisore politico. Il materiale attualmente disponibile servirà a coprire i prossimi due mesi, per questo stiamo approntando degli avvisi pubblici rivolti alle aziende interessate alla fornitura dei dispositivi. Altri bandi riguarderanno invece l’acquisto di mascherine a prezzi calmierati in lotti da 50 mila pezzi”.

Per quanto riguarda invece le donazioni effettuate in favore della Protezione civile, Lerario ha assicurato che verrà pubblicata la rendicontazione di tutte le somme e che l’ammontare è di 8 milioni 387 mila euro, ricavati grazie al contributo di 16 mila donanti e attraverso due campagne di crowdfunding.

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