“Per noi non cambia niente, sono tutte cose che sapevamo già”. Massimo Coratella, il papà della piccola Zaray, deceduta per le conseguenze di una ipertermia maligna durante l’intervento di riduzione della frattura al femore all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII  il 19 settembre 2017, non gioisce, non canta vittoria, anche perché nessuno gli ridarà sua figlia.

Le conclusioni della perizia medico-legale disposta dal Tribunale civile di Bari, però, ammette che segnano una svolta in tutta la vicenda: “Onore a questi consulenti, nella perizia del Tribunale penale questa evidenza non c’era” dice riferendosi alla mancanza del termometro e del farmaco salvavita in sala operatoria durante l’intervento, di cui si è appreso ieri.

“Il problema vero è che loro, i medici e l’ospedale, non l’hanno confermato. L’anestesista, Vito De Renzo, ha patteggiato anzi che voler affrontare un vero processo, ha avuto un anno e due mesi con pena sospesa, ha continuato la sua vita di sempre e a lavorare, non gli è cambiato niente, e la perizia di oggi gli fa pure comodo perché divide le responsabilità con altri. Resta il fatto che ha ucciso mia figlia, ma ci saranno presto delle novità”.

“A luglio ho presentato una seconda denuncia – rivela per la prima volta – e le conclusioni di questa perizia, con le carte in mio possesso, confermano i sospetti che avevo. So che stanno indagando”.

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