Sulla rivoluzione del sistema di emergenza-urgenza in Puglia, con la nascita dell’Areu, Azienda Regionale dell’Emergenza Urgenza, continua a far discuter e sollevare dubbi. Ultimi in ordine di tempo sono i quesiti sollevati dall’Opi, Ordine delle professioni infermieristiche, che, come ricorda, ha partecipato al dibattito prima che il testo approdasse in aula consiliare per la sua approvazione.

“Rileviamo perplessi – scrive l’Opi in una nota – che il testo di legge approdato in Aula del Consiglio per la sua definitiva approvazione non si preoccupa di chiarire le modalità da adottare per la collocazione delle risorse umane infermieristiche cui al fabbisogno da definire, in entrata ed in uscita da questa nuova costituenda azienda e, soprattutto, quali siano le tutele loro riservate rispetto ad un insieme di fattori di non poco conto”

“Il passaggio in Areu Puglia per l’attuale personale in servizio – si chiede l’Opi – avverrà in forma obbligata o sarà regolamentata? Come si determineranno gli ambiti territoriali per la destinazione in servizio del personale rispetto all’attuale sede di residenza e l’eventualità di sopraggiunta inidoneità alla mansione specifica? Il personale oggi impiegato dai quattro attuali poli Ospedalieri della sanità ecclesiastica e privata che fanno parte dell’attuale rete del servizio di emergenza urgenza sarà inglobato nell’AREU?”

Restiamo in attesa di ottenere riscontro ai fini di un proficuo rapporto istituzionale improntato alla partecipazione e trasparenza.

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