In tanti pensano ancora si tratti solo di mandare a scuola i figli senza zaino. Troppo semplice e a dirla tutta, seppure senza appesantirlo oltremodo, lo zainetto resta sulle spalle. E allora dove sta la novità? “Scuola senza zaino” è una metodologia di insegnamento alternativo a quella tradizionale, che l’anno scorso ha visto coinvolti circa 200 istituti in tutta Italia.

La chiamano la scuola del fare, dove la pratica ha la stessa importanza della teoria, se non di più, e dove le insegnanti sono chiamate a giocare un ruolo ancora più importante.  Le adesioni aumentano in maniera esponenziale, così come i risultati positivi, ormai sotto gli occhi di tutti. Siamo andati all’istituto comprensivo “Giovanni Falcone” di Adelfia per farci raccontare di che si tratta e quali sono le novità che spettano a bambini e genitori.

A sperimentare la novità sara una classe di scuole dell’infazia e una primaria, composta da 24 bambini: la prima A. Cartella più leggera – dicevamo – ma poi materiale didattico condiviso, quaderni speciali, una zona “agorà” per discutere le argomentazioni della giornata prima di mettersi a studiare, utilizzo di apparecchiature digitali, palline da tennis sistemate alle gambe delle sedie per evitare rumori molesti, pareti dipinte con colori rilassanti.

E poi via la cattedra e maestre sedute su una sedia con le rotelle, così da muoversi liberamente in mezzo ai quattro tavoloni attorno a cui si siedono i bambini. Tre per la scuola dell’infanzia, dove i piccoli alunni imparano ad avere a che fare con bottoni e lacci, ed entrano in classe indossando le ciabatte. Insomma, il bambino e non la scuola al centro di tutto. E poi la mensa, con prodotti a chilometro zero, serviti in piatti di ceramica, con bicchieri di vetro e posate d’acciaio, su tovaglie di cotone. Ecco cosa ci hanno raccontato la dirigente scolastica, Rosa Scarcia e le insegnanti Luciana Mastrorosa, Grazia Lamberti, Angela Petruzzelli e Rosa Massafra.

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