Dobbiamo chiedere scusa per esserci presi il merito di aver definito la Circumetnea una “Ferrovia di Famiglia”. I primi a parlare della “nostra” azienda, infatti, sono stati i rappresentanti sindacali e tutti i dirigenti della Ferrovia catanese, a cominciare da Virginio Di Giambattista nel suo assurdo e mai contestato ruolo di controllore e controllato. Ruolo evidentemente non incompatibile anche per ministri e sottosegretari che si sono succeduti. La Procura di Catania indaga sulla parentopoli, ma i tempi possono essere molto lunghi e intanto i presunti e non solo tali abusi continuano.

La rivendicazione della reale proprietà dell’azienda viene sancita da Di Giambattista, da un lato gestore dell’azienda, dall’altro Direttore generale del Trasporto Pubblico Locale (TPL) del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Tutto è contenuto nella storica intesa siglata proprio con i principali beneficiari di ciò che abbiamo denunciato finora: la fastidiosa parentopoli contro la quale recentemente si è scagliato duramente anche il ministro di allora Corrado Passera. Alcuni giorni fa molti cantanesi sono rimasti stupiti nell’ascoltare Passera ospite della trasmissione di La7 “L’Aria che tira”. Può darsi che l’ex ministro, sotto il naso del quale alla Circumetnea hanno fatto passare molte decisioni discutibili, possa, anche questa volta involontariamente, aver fatto cambiare l’aria, che ora tira nel senso opposto a quello del 2012.

Passera in studio stigmatizzando ciò che è accaduto e ancora accade all’interno della Circumetnea, dice: “Non si voleva applicare prima la legge, dalla testa in giù si voleva fare così, perché se no l’amministratore delegato di quell’azienda va licenziato subito. Punto e basta”. Ecco, Punto e basta. Non fosse che l’amministratore è la stesa persona che dovrebbe controllarne l’operato. La classica storia all’italiana. Passera, infatti, si riferiva a Virginio Di Giambattista. A nostro avviso, però, chiunque abbia firmato quell’accordo del 25 giugno 2012 (che pubblichiamo integralmente per evitare fraintendimenti), ha una fetta di responsabilità. Dirigenti e i sindacalisti aziendali mettono nero su bianco la strategia per il futuro loro e della loro azienda, stabilendo di ricorrere a due diversi regolamenti: uno di natura privatistica e l’altro pubblicistica, nonostante la Circumetnea sia a tutti gli effetti un carrozzone pubblico mangia soldi. Eccome se ne mangia di soldi pubblici.

I due regolamenti vengono applicati con larghe vedute – pur essendoci alcuni puntuali autorevoli pareri ministeriali – a seconda degli avanzamenti di carriera degli stessi sindacalisti firmatari dell’accordo di giugno 2012, o in funzione delle persone da assumere, soprattutto i figli dei sindacalisti firmatari dell’intesa protocollata due giorni dopo, il 27 giugno del 2012 con protocollo 5912. Ma chi firma l’accordo che ha dato il via libera alla insopportabile parentopoli della Circumetnea, salita agli onori della cronaca nazionale dopo il nostro “morboso” interessamento?

Intanto Virginio Di Giambattista – del quale abbiamo già detto -, poi Filippo Orlando, direttore generale della Circumetnea; Sebastiano Gentile, direttore d’esercizio anche ai tempi dell’assunzione dell’autista senza patente. Ricostruendo l’episodio pare che Gentile fosse anche il responsabile di quel concorso. C’è poi Salvo Fiore, già immischiato nelle vicende connesse ai lavori per la metropolitana nonché imputato per la violazione degli articoli 110 e 356, comma secondo, in relazione all’art. 355, comma n. 61 n. 7 c.p. (pubblichiamo una lettera dello stesso Fiore nella quale comunica la concliusione delle indagini, con alcuni spunti davvero molto interessanti); Mario Lo Bello, dirigente amministrativo; Maurizio Trainiti, all’epoca dirigente agli investimenti a tempo determinato. Insieme a loro ci sono i sindacalisti, molti dei quali beneficiari diretti o indiretti del cambio di rotta aziendale, gli stessi che in alcune interviste chidedono di stringere i tempi sulle stabilizzazioni. Non si tratta di rappresentanti nazionali, regionali o provinciali dei sindcatati, ma delle rappresenzanze aziendali.

Tra chi ha sottoscritto l’accorso ce ne sono tre che hanno avuto l’onore di far entrare anche i figli. Alberto Lorena (Uil), diventato funzionario (era capo ufficio) e sua figlia Federica Lorena, operatore di manovra; Giovanni Lo Schiavo (Fast Confsal) e il figlio Francesco Lo Schiavo, operatore di manutenzione; Angelo Caruso (Ugl) diventato capo unità tecnica e il figlio Damiano Caruso, entrato come felegname. Prorpio per l’eccessivo numero di falegnami assunti, la Circumetnea è stata ribattezzata dalle male lingue l’Ikea del trasporto ferroviario. Caruso è anche quello che, intervistato dal collega di La7, ha dichiarato che un figlio non può essere penalizzato per il cognome che porta. Siamo d’accordo con lui, purché per non penalizzare un figlio di papà, non vengano penalizzati i figli di nessuno.

Altri tre rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Faisa si sarebbero limitati – per così dire – a ottenere  avanzamenti di carriera per sè stessi. Le reali intenzioni dell’accordo sottoscritto tra Di Giambattista, i dirigenti della Circumetnea e le RSA pare siano state quelle di stabilizzare una parte dei lavoratori a tempo determinato e far entrare una ventina di figli illustri mai impiegati nell’azienda, a discapito di una ventina di lavoratori figli di nessuno che, al contrario, avevano già prestato servizio in azienda almeno 44 mesi continuativamente. Nel caso della Cgil, poi, il sottoscrittore dell’intesa si è dimesso subito dopo. Al suo posto, come RSA aizendale è stato nominato Fulvio Maugeri. Il fralello Luigi Maugeri è operatore di manovra. La vicenda è passata inosservata fino a quando, da Bari, abbiamo deciso di riaccendere i riflettori. Nessuno, infatti, potrà dire che abbiamo interessi personali alla Circumetnea. Non abbiamo parenti e figli da sistemare. Noi.

Il giochetto dei due regolamenti, uno interno e l’altro esterno, ha consentito di poter gestire le promozioni e di conseguenza attingere fino ad oggi dalle graduatorie preconfezionate piene zeppe di figli e parenti dei dipendenti anziani. Un altro concorso che servirebbe a creare l’ennesima graduatoria allucinante, privo cioè di requisiti minimi (basta possedere la licenza media), è quello di operatore di stazione. Il gran clamore di queste settimane avrebbe rallentato le procedure per le assunzioni. Secondo alcune indiscrezioni, però, la volontà di proseguire non sarebbe stata minata.

Avendo stabilito la genesi di tutte le presunte irregolarità gestionali, anche alla luce della vicenda dell’autista di autobus senza patente, prima assunto e poi licenziato, oltre che delle tre recenti sentenze del Tar di Catania che hanno dato ragione a un ex dipendente firmatario di tre differenti ricorsi, cercheremo di capire quanto siano costate le Commissioni aggiudicatrici dei concorsi interni e di quelli esterni e da chi fossero composte. Il sospetto è che si siano spesi troppi soldi nostri in viaggi – essendo molti dei membri non siciliani e poco esperti del settore ferroviario – hotel e ristoranti di un certo prestigio. Intanto aspettiamo sempre di sapere la risposta alla recente interrogazione parlamentare presentata in Senato dal Movimento 5 Stelle.

 

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