Nella vicenda del sangue davanti all’ospedale oncologico, l’Amiu fa la parte della domestica pigra che paghi, non ti pulisce casa e quando glielo fai notare, ti racconta improbabili fesserie. Lasciateci spiegare.

Giovedì pomeriggio, ai piedi di una panchina nei pressi del Giovanni Paolo II compaiono un’ago cannula sporca e grosse ed evidenti chiazze di sangue. L’area viene transennata dalla Polizia Municipale, in attesa dell’intervento dell’Amiu, che non può avvenire prima della mattina successiva, visto che, come ci spiegano i vigili, a quell’ora gli uffici della municipalizzata sono chiusi.

Venerdì il sangue è ancora lì. Decidiamo allora di chiamare l’Amiu per sapere se intendono intervenire in giornata, dopo tutto si tratta di sangue, potenzialmente infetto, il rischio biologico è alto. Intorno a mezzogiorno, dall’azienda ci rispondono che finchè rimangono le transenne della Municipale, loro non possono fare nessun intervento. D’accordo, aspettiamo, ma quel materiale biologico resta esposto, all’aria, in un giardinetto frequentato anche da bambini e cani.

Passa il fine settimana, arriviamo a questa mattina. Dopo le 8.30 le barriere vengono rimosse ma il sangue è ancora lì, cotto da quattro giorni di sole e di aria, ma visibilmente intatto. A questo punto contattiamo nuovamente l’Amiu per sapere se, vista la rimozione delle transenne, intendano operare oggi ma ci rispondono che l’intervento di pulizia è stato fatto la mattina di venerdì, per intenderci, prima che ci dicessero che era impossibile intervenire fintanto che c’erano le transenne.

All’obiezione sul fatto che le macchie di sangue siano ancora intatte ed estese sul marciapiede, ci sentiamo rispondere che «Non è sufficiente un solo intervento a rimuovere il sangue», promettendo un sollecito per un “nuovo” intervento di pulizia.

A questo punto ci domandiamo, che servizio offre un’azienda pubblica di pulizie che non fa i servizi? È normale essere presi in giro in questa maniera? Alla fine, poi, non è nemmeno il caso di stupirsi più di tanto, è sempre la solita abitudine di non assumersi mai le responsabilità del proprio operato. A Bari si dice: “Na cose aviva fa’“. Non era più semplice rispondere: “Ha ragione, manderemo al più presto una squadra”, che imbastire tutta una seri di scuse improbabili, improponibili e in contraddizione tra loro? Questa vicenda ci spinge a fare due cose: la prima è rassegnarci all’idea che “la nostra domestica”, non è diversa da tante altre: è cara, lavora poco e male, ma non possiamo disfarcene; la seconda è chiedere scusa all’assessore all’Ambiente, Pietro Petruzzelli: ora sappiamo perché è intervenuto personalmente per isolare l’amianto a Japigia.

Dal canto nostro, consapevoli a questo punto che chi fa da sé, fa per tre, abbiamo mandato il nostro domestico a ripulire, con varichina e spazzolone, quello che l’Amiu non sarebbe riuscita a eliminare con solventi e attrezzature specifici.

 

 

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