“Mia figlia è stata abusata sessualmente nonostante sia una disabile mentale, incapace di intendere e volere, ma la cosa che mi fa più rabbia è sapere che nessuno sia intervenuto pur essendo a conoscenza che quella fosse una casa degli orrori”. Carmela è la mamma naturale di una disabile 36enne, affidata dai giudici al padre, oggi 70enne.

Il passato di povertà e degrado ha privato Carmela delle due figlie. La prima data in adozione quando era molto piccola. L’altra, disabile mentale, è stata affidata al padre e ora vivono nel Barese. Dalla Campania, dov’è ospite di una comunità, Carmela vuole giustizia per sua figlia. Ha presentato tre denunce, due alla Procura di Trani e una presso la stazione dei Carabinieri del paese campano in cui risiede.

“Fino all’ultima denuncia del giugno scorso – tuona la mamma – nessuno si era mosso, neppure l’amministratore giudiziario a cui il tribunale di Trani ha affidato mia figlia”. La donna, difesa dall’avvocato barese Leandro Antonacci, aveva già scritto a marzo scorso una mail all’amministratore giudiziario, invitandolo ad accertare le condizioni della disabile. La ragazza, però, è stata portata al pronto soccorso solo dopo la denuncia sporta ai Carabinieri tre mesi dopo quella mail.

I medici, come ipotizzato da Carmela, hanno acclarato i rapporti sessuali, senza tuttavia stabilire quanto tempo sia trascorso dal momento in cui la ragazza ha perso la verginità. Un fatto determinante, per stabilire se ad abusare della disabile sia stato il padre o un altro uomo, che Carmela individua in un 60enne, introdottosi nell’abitazione con la scusa di eseguire alcuni lavori. In quella casa degli orrori quell’uomo ha vissuto per anni.

“Il sospetto – continua Carmela – è che quando il mio ex marito, ormai incapace di badare a se stesso, dormiva, questo personaggio abusasse di mia figlia. Non voglio neppure pesare possa essere stato il padre a violare il corpo di mia figlia. Nella camera da letto, in quell’abitazione fatiscente, infatti, c’era un letto matrimoniale che dividevano padre e figlia e un altro letto singolo, giaciglio di questo 60enne che tutto il vicinato ha visto entrare e uscire dall’abitazione. Mi auguro che almeno adesso gli sia stato impedito di frequentare l’abitazione e non si introduca di notte come ha già fatto. Il fatto che padre e figlia dormissero insieme era noto anche agli assistenti sociali, che in un’udienza in Tribunale invitarono il padre a interrompere quell’abitudine”.

La storia presenta altri particolari inquietanti, che approfondiremo per capire se davvero la scelta fatta sia la migliore per la tutela della 36enne disabile e del suo anziano padre.

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