“Sono in grado di intendere e di volere, ci sforziamo ogni giorno nel tentativo di dargli una mano, ma rifiutano il nostro aiuto. Non smetteremo di provarci perché questo ufficio è sempre a disposizione di chi cerca aiuto”. Vincenzo e Antonio, 65 anni il primo e 50 il secondo, sono i due uomini in grado di intendere e volere e per questo non li si può obbligare ad accettare l’aiuto del Comune di Casamassima, pronto a metterli a proprie spese in una comunità.

Vincenzo dopo sette anni di vita in auto si accasato da 24 mesi in un angolo del parcheggio del distributore di carburanti. Tutte le sue cose stanno in macchina. La sua famiglia non può aiutarlo e allora vive di espedienti e chiede la carità. L’anno scorso, quando le temperature sono precipitate sottozero, il vicino meccanico si è precipitato alla stazione di servizio perché temeva di trovare Vincenzo Morto. In realtà è stato molto male.

Antonio, invece, occupa i bagni pubblici abbandonati della villa comunale del paese. L’amministrazione lo sa, ma chiude un occhio. Il 50enne è un sorvegliato speciale. I Carabinieri vanno da lui ogni sera nella sua casa abusiva per prendere la firma. Antonio ha tentato di farsi arrestare dopo un furto di olive, spiegando ai militari di preferire il carcere a quella sistemazione. Venerdì scorso si è fatto l’ultima volta di eroina. Ha violato gli obblighi per andare a Gioia del Colle, ma neppure questo è servito per finire in carcere.

Stamattina, dopo l’intervento dei Carabinieri, la Polizia Locale di Casamassima è andata a procurargli il metadone necessario presso il SerD di Gioia del Cole. Un letto, un tavolo con una sedia, una radio, una televisione che non funziona e i water utilizzati come deposito. Situazioni paradossali, emblematiche di una situazione particolarmente diffusa.

Antonio ha rifiutato la comunità perché avrebbe voluto godersi la libertà dopo sei anni di carcere. Vincenzo non è voluto andare in un centro a Fasano. Chiede di stare in una struttura più vicina, perché a Casamassima ha le sue certezze: qualche nipote e una figlia con a sua volta otto figli. Storie di degrado e di mani legate, che abbiamo voluto approfondire andando sul posto a parlare con loro e con la responsabile ai servizi sociali del Comune.

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