“Quello che dice Decaro nell’audio che sta circolando in queste ore è grave per due motivi: o il sindaco è in malafede e pensa realmente che i dipendenti iscritti a Cassa Prestanza per disperazione gli credano, oppure intende amministrare con atti illeciti”. In una diretta Facebook anche la consigliera comunale Irma Melini, come tutti gli esponenti di opposizione, punta il dito contro il sindaco Antonio Decaro dopo le affermazioni fatte durante un incontro con i dipendenti comunali.

“Se Decaro immagina che i dipendenti abbiano ragione a pretendere anche il maturato – spiega -, sta definitivamente ammettendo di non volersi assumere la responsabilità di trovare un ‘percorso’ (come egli stesso dice) utile a riconoscere tutto il dovuto, oltre al versato e agli interessi da lui proposti, perché vuole che vi sia una sentenza del giudice, che di fatto produrrebbe l’ennesimo debito fuori bilancio con tempi e costi quadruplicati per tutti”.

“Qualora, invece, il sindaco ritenga che i dipendenti non debbano vedersi riconosciuto il maturato, egli ha chiarito che basterà rivolgersi ad un avvocato esterno scemo per fargli perdere la causa ed evitare che il Comune faccia ricorso in appello. Con questa ipotesi – sottolinea la Melini – Decaro sancisce che il professionista dovrebbe consapevolmente o inconsapevolmente essere indotto a violare la legge, perdendo scientemente una causa che avrebbe dovuto vincere. A questo si aggiunga che se dà per scontato che l’avvocato sia influenzabile o scemo, parrebbe immaginare che lo siano anche i giudici chiamati a giudicare il caso”.

“In entrambe le circostanze – aggiunge la consigliera Melini – è evidente che Decaro sta gestendo questo Comune con una condotta gravemente lesiva dei diritti dei singoli, prendendo in giro il prossimo o addirittura amministrando con azioni illegittime ed esponendo così il Comune. È grave poi che un sindaco abbia perso le staffe con dei cittadini, peraltro dipendenti comunali, esasperati loro sì da un diritto negato. Mi chiedo se i baresi vogliono essere amministrati da questa gente”.

“In un Paese civile – conclude – questi espedienti non si possono utilizzare e chi prende in giro il prossimo non merita di essere rieletto, senza contare che in un Paese civile un politico si sarebbe già dimesso visto quanto da lui stesso dichiarato. Una situazione torbida che deve essere risolta al più presto”.

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