“Basta con gli errori del passato, è necessario fare chiarezza subito e nel caso rivedere l’accordo quinquennale che l’azienda non sta rispettando”. Alcuni lavoratori della Bosch, una parte minima rispetto a quelli iscritti ala Fiom Cgil, hanno protestato davanti ai cancelli dello stabilimento alla zona industriale di Bari.

Fin da tempi non sospetti, persino criticati dalla stessa Fiom, avevamo sottolineato la grave crisi che avrebbe potuto travolgere la Bosch di Bari in un futuro prossimo, mettendo a rischio quasi 2mila posti di lavoro. I sindacati, se non altro la maggior parte, da qualche tempo sembra abbiano deciso di puntare i piedi dopo un atteggiamento apparentemente morbido nei confronti dell’azienda.

Bosch aveva chiesto cinque anni di sacrifici per rimettersi in carreggiata, con un piano industriale in grado di traghettare lo stabilimento ed i suoi operai lontano dalle sabbie mobili del licenziamento.

“Le buste paga diventano sempre più leggere – spiegano gli operai – anche perché Bosch non rispetta i patti. Nel caso non si riesca a fare ciò per cui ci si è accordati, crediamo sia necessario rimettere l’intesa in discussione”.

Chi segue i nostri racconti su quanto accade nello stabilimento barese del colosso tedesco sa bene che non risparmiamo critiche e notizie riservate, proprio per la necessità di dover chiarire la gestione di chi drena soldi pubblici.

Nessuna strumentalizzazione, neppure in questo caso, anche se la protesta Fiom Cgil arriva alla vigilia delle elezioni per il rinnovo delle cariche sindacali. C’è un fatto che merita di essere raccontato, indipendentemente da chi si è preso la briga di farlo: l’intesa propedeutica al rilancio della produzione Bosch non viene rispettata.

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