Un treno delle Ferrovie Sud Est.

Il ricorso presentato dalla Procura di Bari che insisteva sul sequestro di 12 milioni di euro nell’ambito del procedimento dei vagoni d’oro delle Ferrovie Sud Est è inammissibile.

Questa la decisione della Corte di Cassazione, che ha dunque rigettato l’impugnazione del provvedimento con cui il Tribunale del Riesame di Bari nel luglio scorso aveva annullato il sequestro dei beni eseguito dalla Guardia di Finanza su disposizione della magistratura barese nei confronti dell’ex amministratore unico Luigi Fiorillo, del responsabile tecnico di Fse Nicola Alfonso e del procuratore speciale della società polacca Varsa.

Il processo partirà nel prossimo maggio dinanzi al Tribunale monocratico di Bari e riguarda la presunta truffa relativa all’acquisto di 27 treni interamente finanziati dalla Regione per 93 milioni di euro, pagati secondo l’accusa 12 milioni di euro in più del loro valore di mercato.

Quella sulla gestione delle Ferrovie Sud Est, attualmente commissariate, da parte della Procura di Bari è un’indagine ampia, affidata a un pool di magistrati, per truffa, peculato e abuso d’ufficio relativi a presunte spese pazze e consulenze per un valore superiore a 300 milioni di euro fino al 2014. Tali spese, che avrebbero portato la società al dissesto, sono alla base della richiesta di fallimento avanzata dai pm baresi.

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