Serpenti e diavoli senza religione“. Così l’Imam Aburrahman Al Iraqui definisce i terroristi. Presidente del Consiglio Supremo dell’Islam in Italia, Membro del Direttivo del Consiglio Islamico Supremo dei Musulmani in Italia e Presidente della Comunità Islamica di Puglia, l’Imam ha raccontato la posizione dei musulmani in Italia dopo l’attentato terroristico a Parigi. Vive in Puglia da oltre quindici anni, è perfettamente integrato e sa che solo grazie alla coesione si può sconfiggere definitivamente l’Isis. Dalle sue parole si percepisce sofferenza e dolore per ciò che è successo, ma anche preoccupazione per il futuro dell’Islam. Al Iraqui, con tutti i membri della sua comunità, contribuisce quotidianamente a far sì che proprio gli italiani vivano in pace e libertà, tutelati dai principi della democrazia, nella propria terra.

Imam, come state vivendo questo momento?

«Noi condanniamo quello che è successo. La nostra è una voce forte contro i terroristi. Questi soggetti non hanno religione, cultura, conoscenza né tanto meno umanità. Io vivo in Italia da sedici anni, ho dieci figli e una moglie barese e dobbiamo essere uniti con le autorità, il Governo, per non avere paura, mai. Dobbiamo andare avanti, liberi e in democrazia».

In che maniera la comunità islamica è pronta a difendere la pace in Italia?

«Se sappiamo che c’è qualcuno che ha anche solo pensieri cattivi, vicini a quelli dei terroristi, noi denunciamo tutto alle autorità competenti. Questo è il nostro contributo per far sì che in questo Paese regni la pace. È compito nostro perché queste persone danneggiano tutti i musulmani. Non accettiamo terroristi sul nostro territorio e non vogliamo che queste persone vivano insieme a noi. Condanniamo qualsiasi comportamento o pensiero che inciti alla violenza».

Vi è capitato di denunciare qualcuno a Bari?

«Grazie ad Allah, no, e speriamo non accada in futuro».

Il presidente francese Hollande è tornato a bombardare la Siria. Come giudica questa decisione?

«Non ci deve essere vendetta, ma bisogna aumentare la sicurezza e dobbiamo essere tutti uniti nella lotta al terrorismo. La Francia e tutti gli altri Stati come Russia, Cina, America e Iran, si devono coalizzare per dire basta a questo spargimento di sangue. Eliminiamo queste “teste di serpente”, come li chiamiamo noi. L’Isis era il gruppo di Saddam Hussein che vuole ancora vendicarsi. È un gruppo orribile, cattivo, di diavoli, che ha perso la strada e che non c’entra nulla con la nostra cultura. Il Corano è contrario alla violenza, ancora non capisco da dove escano questi gruppi. Il messaggio di Allah è un altro: vivere in pace».

La Puglia è storicamente terra di passaggio. Per la sicurezza dell’Italia è necessario un rafforzamento dei controlli nella nostra regione?

«Porti e aeroporti devono essere sempre presidiati. Questo non significa creare disagi alla popolazione, ma solo essere sicuri che non arrivino qui questi soggetti. Dobbiamo essere tranquilli nella nostra quotidianità, quando facciamo la spesa o in ogni altra situazione».

Si dice che l’Italia possa rientrare tra gli obiettivi dell’Isis. C’è da aver paura?

«Nessun timore, anzi dobbiamo avere fiducia nelle Istituzioni e nelle nostre forze di Polizia, nei soldati e in chiunque si occupi di sicurezza. La nostra fortuna è che a differenza degli altri paesi, dove spesso la gente non è integrata, qui la maggior parte dei miei connazionali ha famiglia e figli, è parte integrante del paese. E sapere che esistono i terroristi ci fa male, non c’entrano niente con i musulmani, sporcano il nome dell’Islam. Ripeto, sono diavoli senza religione. Perché è la religione che porta la luce nel cuore».

Pensa che tutto ciò che è successo possa incattivire gli italiani contro i musulmani? Si rischiano fenomeni di razzismo?

«Non c’è bisogno di discriminare la nostra gente. Sono tantissimi gli immigrati che lavorano in Italia, circa tre milioni di musulmani lavorano per le più grandi aziende nazionali, in aeroporti o tra le forze dell’ordine. Chi ha parlato male dei musulmani ha parlato male anche del Sud Italia, come avvenne per la strage di Capaci. Dicevano “bastardi siciliani”, ma cosa c’entravano i cittadini della Sicilia? Adesso ci chiamano “bastarsi islamici”, ma noi non c’entriamo niente con i terroristi».

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