Messa si Messa no. La disputa amletica si sta ancora consumando. Chi a favore chi contro. Si parla nientemeno di una interrogazione parlamentare del deputato di Sel, Nicola Fratoianni, alla ministra Giannini. Il fatto risale a pochi giorni fa, quando la preside del Liceo Salvemini, Tina Gesmundo, con una circolare interna ha preannunciato e proposto a studenti e famiglie, la libera partecipazione, a scuola, ad una Messa di inizio anno con chiusura anticipata delle lezioni.

Secondo Fratoianni tale azione si configurerebbe come un attacco alla laicità dello Stato e alla Costituzione: «Esistono norme che vietano, in orario scolastico, la partecipazione ad atti di culto, celebrazioni e ogni altra attività di natura religiosa. La scuola pubblica è laica – precisa il deputato – Pertanto le pratiche religiose non possono sostituire il normale orario scolastico».

Forti proteste anche dall’Unione degli Studenti che hanno parlato di una vera e propria “forzatura”. Ma la preside Gesmundo non ci sta e ha prontamente replicato che nessuna norma è stata mai violata, che non c’è stato alcun obbligo di partecipazione per gli studenti e che la lezione “persa”, in ogni caso, sarà recuperata.

Un importante, ma soprattutto illuminante contributo, arriva anche dallo scrittore Nicola Incampo, esperto nazionale dell’IRC della CEI, direttore della diocesi di Tricarico, responsabile regionale della pastorale scolastica della Basilicata e del “cliccatissimo” sito www.culturacattolica.it. Il professore ha illustrato a “colpi” di norme che nulla è stato violato e che la Dirigente ha potuto fare quello che ha fatto poiché ha solo applicato la norma ministeriale. Quindi si è trattato di una inutile polemica.

«La verità – dice Incampo – è che quando si parla di ora di Religione scatta “l’attacco” gratuito. Pur di dire contro si parla senza sapere. In realtà la celebrazione di una Messa a scuola non è un’attività connessa all’insegnamento della Religione Cattolica e per questo può rientrare nelle tante iniziative scolastiche che acquistano legittimità e soprattutto vitalità al pari di ogni altra funzione (art. 10, comma 3, DLS 297 ‘94). Per cui i docenti di Religione, come gli altri, possono legittimamente inoltrare domande o proposte ai Dirigenti e ai Consigli d’Istituto per incrementare la crescita intrapersonale della popolazione scolastica. Quindi ciò che la professoressa Gesmundo ha fatto a Bari – conclude –  non solo è lecito e corretto, ma soprattutto coraggioso».

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