La Cgil è infuriata. Questa delle maestre è la seconda vertenza inviata al comune di Bari dopo quella dei vigili urbani che condividono con le insegnanti lo stato di agitazione per i mesi di lavoro straordinario non retribuito. Le maestre hanno tirato avanti per mesi, ora basta. Le voci, i pensieri e le preoccupazioni delle maestre della scuola materna, sono le stesse e convergono nella voce di una di loro:

«Faccio questo mestiere da 16 anni con passione, non lo chiamerei neanche mestiere perché noi maestre cresciamo con i bambini, ma la crisi c’è e gli stipendi sono già bassi. Abbiamo cercato di favorire alunni e genitori, le esigenze dei piccoli e il lavoro delle famiglie, ma a noi chi ci pensa?»

Stop al tempo pieno dunque, dal 1 ottobre, le maestre saranno costrette a interrompere l’orario di lavoro alle 14.30 dopo aver prolungato il tempo fino alle 16.00, per non lasciare i genitori che lavorano senza un supporto da un giorno all’altro. Ma la questione ormai si è fatta pesante, 6 mesi senza percepire lo stipendio straordinario sono troppi e il risentimento monta anche su un’altra questione, le supplenze:

«Le nomine delle supplenti, dice una delle maestre intervistate, risultano un ingranaggio fondamentale del sistema scolastico, non è possibile privare le insegnanti della possibilità di assentarsi come non è possibile privare i bambini di una figura che sostituisca momentaneamente quella mancante ed evitare la diaspora di una classe verso altri nuclei già formati».

Il comune non ha soldi per pagare le maestre supplenti, il risultato è che nel malaugurato caso in cui un’insegnate si ammali, le classi restano “orfane” e i piccoli vengono “distribuiti” in altre classi. La protesta riguarda tutti gli asili e dal primo giorno d’ottobre, l’opposizione ai tagli del governo e all’amministrazione comunale potrebbe diventare definitiva.

Giuseppe Del Buono

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