La storia di Mario Lorusso, carrozziere 46enne di Gravina, è persino più emblematica di quella già raccontata del 52enne altamurano, Francesco Carbone. Il tracciato del suo elettrocardiogramma non era in apparenza drammatico.

L’equipaggio del 118, al quale si è rivolto perché temeva di non arrivare vivo in ospedale, avrebbe potuto portarlo al Perinei, senza la Sala di Emodinamica e quindi incapace di contrastare l’aggravarsi della patologia. Il medico esperto, però, ha avuto l’intuizione.

A Mario è stata somministrata la terapia prima della corsa all’ospedale Miulli di Acquaviva, grazie al cielo libero in quel momento. “Quella mezzora in più – dice – avrebbe potuto costarmi la vita. Ho pensato di morire a causa della distanza e nel viaggio da Gravina ad Acquaviva mi sono domandato quante persone non ce l’hanno fatta”. La rabbia è tanta, soprattutto per ciò che i medici hanno detto a lui e sua moglie Mariella dopo l’intervento.

“Suo marito è un miracolato – questo mi hanno detto, spiega la donna – Così come nessuno riesce a capacitarsi del fatto che all’ospedale della Murgia non sia ancora partita la sala di Emodinamica. Mi chiedo a cosa siano serviti gli investimenti fatti finora”. È tempo di alzare la voce, di scendere in piazza. “Ciò che è successo a me – tuona l’infartuato – può capitare a chiunque. Bisogna protestare perché il nostro territorio ha diritto ad avere l’Emodinamica. Basta coi viaggi ad Acquaviva, Bari o verso qualsiasi altra destinazione che non sia il nostro ospedale”.

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