«Io credo che il sindaco, l’assessore, la giunta e il consiglio comunale non debbano nascondersi dietro a un dito. C’era già un regolamento comunale del 1999 in atto, bello o brutto che fosse, bastava dare il contributo al sostegno per le attività culturali nel 2016 con le vecchie regole, lavorarci con serenità avendo tutto il tempo per evitare brutte figure formali e mandarlo a regime nel 2017». Parola di Giuseppe De Trizio, consulente del lavoro dello spettacolo, storico componente dei Radicanto e soprattutto combattivo esponente della cultura barese.

«Un regolamento da prendere e buttare senza mezze misure – tuona Elisabetta Pani, musicista, docente di conservatorio e detentrice, insieme ad altri colleghi, di un prestigioso Guinnes dei Primati – all’inizio sembravano essere in molti a pensarlo: tutta l’opposizione e persino alcuni della maggioranza! Adesso invece lo approvano con soli 3 voti contrari e 4 astenuti».

Alla fine, quindi, è passato. Dopo nove ore di discussione il nuovo regolamento comunale per i finanziamenti alla cultura è stato approvato, ma con un mare di polemiche prima, durante e dopo l’approvazione. Soprattutto, è passato con la promessa da parte del sindaco Antonio Decaro e dell’assessore al ramo Silvio Maselli di rivederlo. In tanti si stanno chiedendo che senso ha.

Cosa è successo? La seduta è stata molto spigolosa, soprattutto inizialmente era stato chiesto di rimandarne l’approvazione perché il testo presentato, a detta anche di consiglieri della maggioranza, presentava diversi errori formali significativi, tali secondo alcuni da renderne impossibile l’approvazione, ma così non è stato, portando alla presentazioni di numerosi emendamenti per porre rimedio.

Tutto risolto quindi? neanche per sogno. Al di là della forma, infatti, vi sono numerosi punti arrivati in aula e contestati dagli operatori culturali della città. Tra questi, la quota del 5% che l’amministrazione comunale mantiene a se’ per finanziare progetti, inferiore all’8% indicato inizialmente, ma superiore al 2% chiesto da più parti, e poi alcuni vincoli imposti agli operatori culturali per accedere ai finanziamenti, come per esempio le 900 giornate lavorative nel triennio (praticamente, quasi tutti i giorni) e il bilancio preventivo triennale non inferiore a 300mila euro. Senza dimenticare quel 15% del budget da investire in comunicazione, di cui non si capisce perché in tempi di social. Vincoli ritenuti troppo stringenti per molte realtà.

Di diverso avviso la valutazione di Silvio Maselli: «Con questo atto – commenta – la città di Bari si dota di un regolamento trasparente ed efficace, che sostituirà il precedente, datato 1999 e ormai inadeguato a rispondere alle mutate esigenze della platea degli operatori culturali e del pubblico».

«Il regolamento approvato in Consiglio è uno strumento operativo – ha aggiunto – che ci consentirà di mettere a bando entro la fine di agosto le risorse, circa 230mila euro, destinate a sostenere le attività svolte nel corso del 2016 da operatori culturali e associazioni che renderanno la città, con riferimento al prosieguo dell’anno e alle attività già svolte che saranno ritenute meritevoli di contributi, viva e ricca, dando forza a operatori che da anni attendevano regole trasparenti ed efficienti.».

«Confermo inoltre quanto già annunciato ieri nel corso del dibattito – conclude Maselli – la disponibilità del sindaco e mia personale a convocare, entro la fine di agosto, un tavolo al quale saranno invitati i consiglieri di maggioranza e opposizione per discutere alcune delle modifiche indicate negli emendamenti poi ritirati, che potranno essere inserite in una nuova versione del regolamento da sottoporre nuovamente al vaglio del Consiglio».

Questi i principali aspetti del regolamento:
· si rivolge a tre tipologie di soggetti: le imprese consolidate (o le aggregazioni di associazioni e imprese che, da sole, non raggiungano i requisiti) che abbiano progetti di natura triennale; le associazioni culturali o le imprese che abbiano progetti da svolgere entro l’anno; le start up associative o di impresa che sebbene appena nate, abbiano progetti culturalmente interessanti.

· divide gli ambiti di interesse in due famiglie: le attività di spettacolo (musica, teatro, danza, cinema, spettacolo viaggiante e arti performative) e le attività culturali (arti visive, letterarie, audiovisive, grafiche e laboratoriali).

· dà mandato all’amministrazione di impegnare risorse e di orientare la spesa verso ambiti culturali ampi, ma specifici, entro il 30 novembre dell’anno precedente a quello di interesse impegnando altresì gli uffici a pubblicare l’avviso di erogazione delle risorse entro il mese successivo, così da permettere un’adeguata programmazione culturale in città.

· consente all’amministrazione di mantenere una piccola percentuale del 5% sul capitolo relativo ai contributi, per iniziative di evidente interesse pubblico, che nel corso dell’anno dovesse rendersi necessario sostenere o attrarre in città.

· stabilisce dei criteri chiari per accedere alle convenzioni triennali.

· prevede regole precise per iscriversi all’Albo comunale degli operatori culturali.

· prevede che ciascun soggetto possa far domanda per un solo progetto culturale, così da favorire il necessario pluralismo.

· a tutela della terzietà e trasparenza, istituisce una commissione composta dal dirigente della ripartizione che eroga le risorse e da due membri esterni – di comprovata competenza ed esperienza – scelti da un apposito albo che andrà predisposto.

· stabilisce i criteri di valutazione delle domande e i sotto fattori di riferimento, così da impedire avventurose valutazioni, dando uno specifico peso alla qualità delle proposte (20pt), alla capacità operativa dei proponenti (20pt), alla sostenibilità e alla capacità di collaborare con altri soggetti per favorire le aggregazioni e impedire la frammentazione (25pt), alla congruità del contributo rispetto al progetto presentato (15pt) e alla dimensione quantitativa (20pt) allo scopo di favorire la capacità di realizzare attività culturali serie, finanziate anche da altri enti o dallo sbigliettamento.

· prevede criteri diversi per le start up che non possono contare su capacità di rete e di sostenibilità ampie, come accade ai soggetti più consolidati. I contributi non potranno in ogni caso essere superiori all’80% del disavanzo, percentuale che scende al 60% nel caso di convenzioni triennali.

· dispone che entro 45 giorni dalla scadenza dei bandi gli uffici siano in grado di pubblicare le graduatorie ed erogare le risorse, senza anticipi, ma con pagamenti a rendicontazione entro massimo 60 giorni.

· consente le rimodulazioni dei progetti presentati nella misura massima del 50%, così da consentire di realizzare in ogni caso i progetti, anche laddove il contributo comunale sia più basso delle aspettative.

· prevede che gli operatori si obblighino a realizzare cartelloni unici e a investire almeno il 15% dei loro budget nella comunicazione dei progetti.

· disciplina in modo innovativo la concessione di spazi comunali per la realizzazione di progetti culturali e la concessione di patrocini che potranno, da ora innanzi, essere concessi dal sindaco, dagli assessori, dalla commissione consiliare competente a maggioranza e dai presidenti di Municipio.

· prevede regole stringenti per le rendicontazioni e i controlli, a tutela dei lavoratori e degli artisti coinvolti nei progetti culturali e finalmente impedisce di portare in rendicontazione spese davvero bizzarre.

· istituisce per la prima volta un Osservatorio, che favorisce la partecipazione dei soggetti organizzati e non impedisce la partecipazione anche di soggetti non organizzati, con il compito di accompagnare l’Amministrazione nel monitoraggio e nell’analisi degli effetti del Regolamento stesso e di condividere le politiche culturali anche al fine di migliorare gli avvisi che saranno via via pubblicati.

· introduce una sperimentazione innovativa che, una volta reperite le necessarie risorse, consentirà di prevedere un “budget culturale” da assegnare direttamente ai cittadini invece che agli operatori economici del settore. Toccherà alla giunta stabilire modi e tempi di tale sperimentazione.

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1 COMMENTO

  1. requisiti stringenti?
    non servono.
    basta confrontare con quanto è successo per la locazione degli uffici.
    scelto immobile senza alcun requisito richiesto.

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