Antonio Giacobbe ha 52 anni. È napoletano, ma vive a Praga. Il 17 dicembre si è messo in auto con la moglie e un’altra coppia per raggiungere Bari. Sarebbe dovuto arrivare in auto fino al porto del capoluogo pugliese per imbarcarsi sulla nave da crociera Costa Luminosa. Fine anno col botto fra Grecia, Montenegro e Venezia. Giacobbe e il resto della comitiva a Bari ci sono arrivati, sollecitati dal comandante due o tre volte per telefono perché la nave aspettava solo loro ormai, ma il motore della sua auto è andato distrutto.

Facciamo un passo indietro. Alle ore 16 di quel giorno, l’automobilista si ferma alla stazione di servizio Agip Calaggio sud, in autostrada. Fatto il pieno la combriccola si rimette in marcia ma, a 15 chilometri dopo la ripartenza, dall’auto inizia ad uscire fumo bianco ed una puzza insopportabile invade l’abitacolo.

Inizialmente gli occupanti del veicolo pensano che all’esterno stia bruciando qualcosa, poi, però, si accorgono che ad andare in fumo è il loro mezzo. L’auto parte ma non supera i 90 chilometri orari. In quelle condizioni riescono ad arrivare nel parcheggio riservato al porto, non prima di essersi nuovamente fermati alla stazione di servizio successiva, una Esso, senza tuttavia venire a capo della faccenda.

Giacobbe chiama un carro attrezzi, che trasporta l’auto in officina. Se ne vanno i primi soldi: 50 euro la sosta oltre ai 120 euro per il traino. Il problema è più serio di quello che si poteva immaginare. Finita la crociera il gruppo torna a Napoli, investendo altri 40 euro per l’autobus, ma soprattutto 550 euro per il carro attrezzi dalla Puglia alla Campania.

Il meccanico di fiducia emette un verdetto senza appello: il motore è andato, bisogna “buttarlo a terra e vedere se si riesce a recuperare”. Saltati gli iniettori e la pompa del gasolio. Il motore è stato riparato alla modica cifra di 2.400 euro, ma l’automobilista napoletano è ancora senza auto perché si è rivolto ad un’avvocato. Vuole essere rimborsato almeno il costo della riparazione.

Il distributore dove ha fatto il pieno non commenta. L’Eni, invece, gli ha fatto scaricare un modulo per inoltrare un reclamo. Giacobbe ci ha contattati per sapere se qualcuno degli sventurati colpiti dalla stessa sorte è già riuscito ad avere ristoro del danno ed eventualmente sapere come ha fatto.

In questi casi i detti popolari c’entrano sempre il cuore del problema: “Povero a chi capita”. Commentate sotto l’articolo, mandate un messaggio in privato sulla nostra pagina Facebook oppure scrivete una mail all’indirizzo [email protected]