Sono cinque i dipendenti Enel arrestati dalla Guardia di finanza di Brindisi in seguito a un’ordinanza di custodia cautelare per corruzione nell’ambito di appalti per lavori eseguiti alla centrale Federico II. I cinque arrestati, di cui quattro ai domiciliari, sono dipendenti e funzionari della società elettrica.

L’inchiesta, condotta dai pm Milto Stefano De Nozza e Francesco Carluccio, riguarda presunte dazioni di denaro e altre utilità in cambio di appalti. A sporgere denuncia pare sia stato un imprenditore salentino, titolare di una ditta appaltatrice dell’Enel che ha segnalato di aver pagato tangenti in cambio di appalti e lavoro per la centrale.

Alla denuncia si è aggiunta anche una querela della società elettrica. Stando a quanto appurato durante le indagini, i cinque dipendenti Enel arrestati avrebbero favorito un’impresa ‘amica’, rivelando i valori da indicare nelle offerte da presentare, attestando falsi stati di avanzamento dei lavori e liquidando fatture per lavori mai effettuati. Nei confronti dei 5 dipendenti Enel sono stati anche eseguiti sequestri preventivi per un valore di 230mila euro. Il reato contestato è di corruzione continuata per atti contrari ai doveri d’ufficio.

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1 COMMENTO

  1. In Italia vi sono banche dati, di pubblica consultazione, per le persone insolventi. Perché non pensare a qualcosa del genere per corrotti e corruttori?
    La differenza è che il primo viene consultato da chi detiene la ricchezza e il potere, mentre il secondo sarebbe consultato dai comuni cittadini, a danno dei primi.

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