Un pacco inviato per posta celere ma che tanto celere non è stato. Otto giorno per una spedizione che non arriva e soprattutto non si sa che giro abbia fato. Si tratta del nuovo servizio “Calende Greche” di Poste italiane, inaugurato a settembre proprio a Bari. A farne le spese, in tutti i sensi, Elena e Francesco, vittime inconsapevoli di un vero e proprio pasticcio.

Il pacco, spedito l’11 settembre, conteneva il telefono che mamma Elena aveva regalato al figlio che da un momento all’altro doveva imbarcarsi per l’America. Passano i giorni, si moltiplicano le chiamate a Poste, ma la spedizione non arriva a destinazione fino al 19 settembre quando Francesco ha festeggiato con tanto di foto ricordo.

Quello del ritardo, però, è solo una parte della disavventura patita da Elena e Francesco che per quasi dieci giorni hanno letteralmente “inseguito” Poste Italiane, rimbalzati tra una chiamata e l’altra senza avere chiarimenti, con un servizio clienti tutt’altro che impeccabile e soprattutto senza sapere che fine aveva fatto quel benedetto pacco.

Elena ha già fatto un paio di reclami, il primo letteralmente ignorato, il secondo in cui Poste spiega che il rimborso non si può avere perché “perché fatto il giorno prima della consegna del cellulare”. Le stesse poste hanno ricontattato la famiglia chiedendo (di nuovo) i documenti che però erano stati già inviati. Insomma, il solito muro di gomma della burocrazia.

Adesso Elena e Francesco vogliono giustizia: “Bastava almeno una lettera di scuse. Ora vogliamo essere risarciti. Mi devono rimborsare la raccomanda, la spedizione e il disagio che abbiamo subito”.

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