Nonostante tutto ciò che abbiamo dimostrato in questi mesi, per la Asl di Bari la dottoressa Francesca Mangiatordi è colpevole. Il peccato è minore come la pena inflittale, ma è colpevole. La raccomandata con il verdetto al medico del pronto soccorso dell’ospedale della Murgia è arrivata ieri mattina. Evidentemente l’azienda pensa di aver chiuso così questo vergonoso capitolo. Forse, però, non ha fatto i conti con la determinazione della Mangiatordi. La commissione, all’unanimità, “Ha preso atto delle risultanze del contraddittorio” è ha decretato la sanzione disciplinare della “censura scritta”.
Ai due medici che ci hanno messo la faccia, ai referenti sindacali e agli altri testimoni in rappresentanza dei malati che li accompagnarono il 31 agosto, il direttore generale Vito Montanaro aveva detto altro, in maniera neppure troppo velata. Pur non avendo chiuso la storiaccia entro il 31 agosto, come inizialmente promesso, aveva ammesso l’evidente “vizio di forma” dei due procedimenti. In quel frangente aveva anche fatto capire che si sarebbe andati verso un finale diverso. La “condanna” appare surreale anche in considerazione di ciò che abbiamo scritto, senza essere mai smentiti, sulla terzietà dei componenti della commissione disciplinare. Il capo, Antonio Delvino, è in chiaro conflitto di interessi come denunciato dall’Usppi; il dottor Antonio Dibello dimesso dalla direzione del 118 barese e del pronto soccorso della Murgia; Anna Maria Quaranta, dell’Ufficio personale della Asl, rea di una mastodontica violazione della privacy e di altre scellerate scelte amministrative.
Il complotto prende forma e val bene una messa Parigi, avranno pensato gli arbitri purtroppo parziali. Val bene almeno una censura scritta tutto questo nauseante spettacolo di teste tagliate. Insomma, anche se la Asl ed i suoi vertici hanno dimostrato torto marcio, un buffetto sulla guancia era il minimo da comminare alla dottoressa Mangiatordi. Agli occhi di tanti salva la faccia a quanti ormai la faccia l’hanno persa da tempo. La sanzione nei confronti della dottoressa è una risposta blanda al nulla; a un procedimento disciplinare senza capo né coda, partendo dalla data sbagliata del presunto illecito disciplinare contestato, fino ai cinque mesi occorsi per la comunicazione del provvedimento. Senza contare quelle che i medici considerano contestazioni offensive e lesive della loro professionalità, le gravi insinuazioni sulla loro dignità, capacità critica, libertà d’opinione personale e d’azione sindacale. Un procedimento pieno di contraddizioni e inesattezze basato, secondo quanto presunto dalla commissione, sulla segnalazione di criticità che sono state riconosciute dalla stessa commissione come validi suggerimenti e su un presunto comportamento non deontologico nei confronti dei colleghi e dannoso per l’immagine dell’azienda.
Ma l’azienda da chi è costituita? Forse da scrivanie, da sedie, da apparecchiature e da registri? L’azienda è fatta di uomini e donne, di lavoratori che ogni giorno svolgono più del loro lavoro, ci mettono passione e preparazione, e nel momento in cui qualcuno si accorge di carenze o inefficienze scatta la censura. I fatti della notte della bomba ad Altamura, tra il 4 e il 5 marzo scosi (e non la notte del 6 come contestato), lo hanno dimostrato. Molti operatori hanno espresso rabbia e disappunto per quelle criticità segnalate dai due medici già in tempi non sospetti. Gli utenti che si rivolgono ad una struttura sanitaria, hanno il diritto di ricevere il meglio del servizio. Chinare la testa e scodinzolare come cani ben addestrati non è quello che ci aspettiamo dai medici.
Eppure la Asl rincara la dose con un altro ammonimento a “Non reiterare comportamenti non rispettosi”. Ma rispettosi dell’azienda o dei pazienti, ci chiediamo. Fa specie che la commissione nell’irrogare la sanzione non si sia presa neppure la briga di allegare le motivazioni. Ci sembra un ulteriore tentativo di umiliare una persona. Un tentativo peraltro fallito e patetico, vista l’insussistenza del castello accusatorio. Quale deontologia si chiede dunque a questi medici? Quale comportamento rispettoso, se la prima a non rispettare i dipendenti è l’azienda? Ai lettori che hanno seguito questa vicenda lasciamo le considerazioni del caso.
La posizione di Francesco Papappicco, poi, “Rientra nell’ambito di una procedura non ben chiara”, disse Montanaro il 31 agosto. Dunque, se non è chiara per loro che l’hanno avviata la procedura, figuriamoci come potrebbe esserlo per l’accusato. Se tanto ci dà tanto, coerentemente con l’incoerenza di questi manager, ci aspettiamo una pena ben più pesante di quella comminata alla Mangiatordi.
Da questa mattina i due medici riprendono le catene. Tornano a protestare e a metterci la faccia. Chissà che Il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, non decida di occuparsi della vicenda una volta per tutte.

 


 

 

 

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