Le deleghe gestionali proprie del sovrintendente nelle mani del ragionier Vito Longo, direttore amministrativo della Fondazione Petruzzelli, in attesa di elaborare un bando pubblico, che possa far slittare la nomina a dopo le elezioni amministrative. La notizia circolata in queste ore – nè confermata, ma neppure smentita da Michele Emiliano – sarebbe di per sè inquietante, anche senza approfondimenti. Nella prima riunione il Cda avrà a malapena la possibilità di spulciare i tanti curricula arrivati dai canddati di tutta Italia. Vito Longo era il direttore amministrativo prima che arrivasse il commissario, lo è stato durante il periodo del commissariamento. È l’uomo che si è prostrato al volere di Fuortes ma, soprattutto, è il marito del Capo di gabinetto del sindaco Emiliano, presidente della Fondazione. Nel pieno della campagna elettorale la nomina provvisoria di Longo sarebbe una clamorosa scivolata, una caduta di stile che farebbe partire tutto con il piede sbagliato.

Il teatro ha bisogno di molto meglio, di aria nouova, non viziata da quel terribile puzzo di stantio, che farebbe tornare le lancette dell’orologio a due anni fa, al periodo del tutti contro tutti, in cui ci si sparava addosso senza troppi complimenti. La nomina ad intermin non sarebbe una novità assoluta, però. Al momento delle dimissioni di Angela Filipponio e prima della nomina di Giandomenico Vaccari, infatti, fu Onofrio Sisto, il vicepresidente del Cda, a essere nominato sovrintendente.

Tra tutti i nomi che si sono fatti nei giorni scorsi per la fumata bianca al primo turno ce n’è uno che sembra avere una spanna di vantaggio rispetto agli altri. Si tratta del candidato ideale del presidente Vendola:  Antonio Princigalli. Pare, però, che Princigalli non raggiunga in ogni caso la maggioranza. E allora la proposta: perché, se proprio bisogna arrivare con un traghettatore fino alle elezioni, non si affidano le chiavi del Teatro a uno dei professori che compongono il Cda? In questo modo si potrebbero salvare capre e cavoli. Il guaio è che finora siamo stati abituati al peggio. Speriamo che la rotta cambi davvero.

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