Con il via libera del governo alla Fase 2, partita dal 4 maggio, è stata concessa ai parenti la possibilità di tornare a celebrare il rito funebre dei cari scomparsi. Previsto un numero limitato di partecipanti, per evitare assembramenti, il rispetto del distanziamento sociale e di tutte le regole previste dal protocollo di sicurezza.

Nel cimitero di Lecce, durante il funerale di Silvia Ghezzi, 32enne scomparsa dopo due anni di lotta contro una malattia rara, qualcosa però è andato storto. Una vigilessa ha fatto irruzione con taccuino in mano chiedendo nome e cognomi ai presenti per svolgere dei controlli. I partecipanti erano meno di 20, avevano dei palloncini in mano e rispettavano a quanto pare il distanziamento previsto dal dpcm. Tutto ciò però sembra non aver frenato la donna.

“Non è accettabile che avvenga tutta questa persecuzione durante la celebrazione della messa del funerale di mia figlia Silvia – scrive Mimma, la mamma, su Facebook -. Ha già dovuto sopportare in vita atroci sofferenze e non trovare pace nemmeno nel cimitero durante il suo ultimo saluto da parte dei congiunti che educatamente erano a 3-4 metri uno dall’altro all’aperto, continuare imperterrita a disturbare per chiedere nome e cognome col taccuino in mano mentre il dolore per la perdita della figlia ti attanaglia è veramente deplorevole e squallido”.

“La vigilessa girava dietro a chiedere le generalità mentre è iniziata la celebrazione. Ha intimato chi erano posizionati oltre gli archi a 200 metri di andare via facendo chiasso mentre si celebrava la messa. Più volte il prete ha dovuto coprire le richieste assurde – continua -. La prima cosa che manca a questa vigilessa sono le basi più elementari della buona educazione, del rispetto del dolore atroce per la perdita di una figlia, del rispetto per la celebrazione funebre e poi non può avere libero arbitrio di modificare le regole a suo piacimento”.

Il caso sta facendo molto discutere, a quasi un mese esatto di distanza da un altro episodio accaduto a Lecce che ha fatto parecchio parlare di sé. Era la sera della notte di Pasqua, un anestesista era diretto in una clinica privata per un intervento urgente ma fu fermato da una vigilessa sospettosa che lo ha trattenuto per 15 minuti, evidentemente non convinta dalle spiegazioni del medico.

 

 

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