Lo chiamano “il palazzo della morte”. Dal 1990 al 2016 sono quasi trenta gli inquilini che si sono ammalati di tumore. Vecchi, giovani, uomini, donne, con un cancro al pancreas o ai polmoni, all’ipofisi o alle ovaie. Tumori più o meno aggressivi, che hanno concesso qualche anno di vita o una morte tremenda nel giro di un paio di mesi. Ci sono famiglie in cui il cancro ha fatto strage. Padri, madri, figli, fratelli, mariti stroncati con l’idea che ad ammazzarli possa essere stata quella casa popolare.

Quella del palazzo al civico 16 di via Archimede, è una storia che impressiona. Non passa inosservata. Lacrime e rabbia, perché nessuno sa dire cosa succeda dentro quelle maledette mura. L’amianto della ex Fibronit? La merda che continuano a bruciare al quartiere Japigia? La ex montagnola di rifiuti su cui è stato realizzato un parco? I materiali utilizzati per la costruzione dell’immobile? Nessuno può dirlo.

E allora l’amministratore di condominio ha preso carta e penna e ha scritto all’Arca. I condomini chiedono accertamenti dettagliati per comprendere fino in fondo cosa succede nel palazzo, perché su ogni pianerottolo ci sono almeno due casi di tumore. Una signora ci ha aperto la porta subito dopo aver fatto la chemio. È provata, ma sta lottando.

A sentire gli inquilini, sembra vivano con la consapevolezza che prima o poi toccherà a chiunque; che sia solo una questione di tempo. In tanti se ne vorrebbero andare, ma poi dove vai senza alternative? Siamo andati a chiedere spiegazioni all’amministratore unico dell’Arca, Giuseppe Zichella. “Non è una risposta che posso dare io – spiega – ma ho preso a cuore la situazione e ho già scritto alla Asl e all’Arpa, avendo avuto già contatti con i vertici delle due strutture, che mi terranno costantemente aggiornato. E nel caso ci sia bisogno di intervenire, lo faremo immediatamente”.

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