Le audizioni di oggi saranno tese a ricostruire l’intera vicenda, i retroscena delle indagini su Tarantini e l’evoluzione del caso, al fine di trovare riscontri nelle dichiarazioni di Laudati e Scelsi. Comunque, verranno tutti ascoltati in merito al clima che si respirava negli uffici del Tribunale di Bari e se, in qualche modo, le accuse di Scelsi possano essere ritenute fondate. Fu profetico Tarantini, subito dopo il suo arresto, quando ai pm di Napoli che lo interrogavano, disse: «Bari sta per crollare». E mai profezia fu tanto accurata, visto che dall’inchiesta sulle escort  è nato il “caso Bari”, una vera e propria “Guerra tra Toghe” che dal capoluogo pugliese arriva fino a Roma, passando per le Procure di Napoli e Lecce.

Tutto nasce dall’esposto presentato al Csm da Scesi. Nella denuncia, l’ex pm, primo titolare del fascicolo Tarantini-Lavitola, accusa il suo vecchio capo, Laudati, di avergli tenuto nascosta l’informativa di conclusione delle indagini della Guardia di finanza depositata nel giugno di quest’anno. Con questa sua decisione, il procuratore capo avrebbe volontariamente estromesso Scelsi da un fascicolo che portava la sua firma e ritardato deliberatamente la conclusione delle indagini su Tarantini, in modo da favorire la posizione del Premier, impedendo la pubblicazione di intercettazioni “scivolose”.

Successivamente a quest’esposto, è partita un’indagine disciplinare nei confronti di Laudati, su due fronti. Da un lato il c’è Consiglio superiore della magistratura che si sta occupando delle accuse mosse da Scelsi. Dall’altro c’è la Procura di Lecce, competente in Puglia per le indagini sui magistrati, che indaga sull’operato del procuratore capo dietro un esposto dei pm di Napoli. La Procura partenopea, infatti, nell’ambito delle indagini sul caso escort, avrebbe rilevato una implicazione di Laudati poco chiara, emersa da alcune intercettazioni tra Tarantini e Lavitola in cui, Giampi indicava il procuratore capo di Bari come colui che avrebbe risolto la situazione.

Laudati si è difeso dicendo che il suo operato è chiaro e che, anzi,  dopo il suo arrivo a Bari, non ha fatto altro che portare ordine nel caos della Procura. Ma a incrinare la sua già precaria posizione sono spuntati verbali e dichiarazioni, da parte dell’ex comandante della GdF di Bari, Paglino, del capo della Procura di Brindisi, Marco di Napoli, e dello stesso Scelsi, circa una riunione indetta da Laudati, negli uffici delle fiamme gialle,due mesi  prima che questi prendesse le funzioni di capo della Procura. In quell’occasione, Laudati chiedeva di rinunciare ad ogni iniziativa personale, circa la presunta estorsione al Premier fino al giorno del suo insediamento, fortemente voluto dalle istituzioni per risolvere la questione Tarantini.

 

Pasquale Amoruso

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