Il Patronato Inca, insieme alla Cgil, ha fatto partire, in tutte le sedi territoriali, una campagna di richiesta di rimborso, e contestualmente ha avviato cause “pilota” al fine di affermare questo diritto. Ad Andria, in via Guido Rossa, nella sede dell’Inca Bat, sarà possibile ricevere tutte le informazioni per chi ha ingiustamente pagato questa tassa.

“Nei giorni scorsi, dopo un ricorso della Cgil e dell’Inca di Bari, il Tribunale ordinario civile di Bari ha dato ragione al sindacato, condannando il Ministero degli Interni e il Ministero della Economia e delle Finanze a restituire in favore di un cittadino straniero gli importi da lui versati per il permesso di soggiorno a far data dal 2012”, spiega Giuseppe Deleonardis, segretario generale Cgil Bat. “Quest’ultima vittoria ci spinge ad andare avanti con costante impegno e determinazione al fine di salvaguardare i diritti dei migranti anche sul nostro territorio”.

Nel decreto legge nel 2011 venne introdotta una tassa, da 80 a 200 euro, per ricevere il rilascio del permesso di soggiorno. Il Patronato Inca Cgil e la Cgil Nazionale, presentava ricorso alla Corte di Giustizia Europea, la quale, nel settembre 2015, ha stabilito che la tassa fosse da ritenersi illegittima, dando così ragione ai ricorrenti.
La motivazione proposta nel ricorso: “tassa ingiusta, sproporzionata ed in aperta contraddizione con le finalità di integrazione e di accesso ai diritti previsti dalle norme comunitarie”.

Ad ottobre scorso il Consiglio di Stato ha stabilito stabilito l’annullamento della tassa che non è più richiesta agli stranieri che richiedono o aggiornano il permesso di soggiorno. Dunque, le somme versate nel frattempo (circa cinquecento milioni di euro) corrisposte dai cittadini stranieri da gennaio 2012 dovranno essere restituite.

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