I cittadini di Adelfia la conoscono bene, tutti gli altri probabilmente la ricorderanno per averla vista in televisione e sui giornali, in occasione di alcune riprese della fortunata serie tv della Rai Braccialetti Rossi. Parliamo della splendida Villa “Gigia”, in via Vittorio Veneto. Il primo piano dell’immobile è stato recentemente ereditato da Gianni Mennuni.

Scavando tra le carte, Mennuni si è accorto dell’ennesima storiaccia all’italiana, qualcosa da far perdere la testa a chiunque. Sul retro c’è un grande cortile, di pertinena della costruzione principale e soprattutto le ex stalle, sotto il vincolo della Sovrintendenza per i Beni Culturali. Nel 2006 e poi nel 2008 sono stati effettuati progetti e poi alcuni lavori per trasfomare le stalle in un centro di assistenza e riabilitazione psichiatirca dell’EPASSS.

Interventi fatti con l’autorizzazione del Comune di Adelfia, ma non della Sovrintendenza, che nel 2013, dopo un sonno lungo cinque anni, ha scritto e chiesto il ripristino di certi luoghi e altre prescrizioni, cadute nel vuoto. A quelle indicazioni è stato fatta opposizione al Tribunale Amministrativo Regionale della Puglia, che ancora non si è espresso. Sembra strano che in tutto questo tempo la Sovrintendenza non abbia chiesto una sollecitazione per risolvere l’atavica questione.

A sollecitare il giudizio è Gianni Mennuni, uno dei due proprietari (l’altro è suo cugino), che si è rivolto all’EPASSS per tentare di risovere le questioni relative all’utilizzo del cortile retrostante di sua proprietà, in comune con il centro di assistenza psichiatrica dove vagano i pazienti. Il cacello di accesso è rotto. All’interno di introduce chiunque, anche un senzatetto che dorme in un’auto abbandonata. Il personale della struttura usa il cortile come parcheggio. Abbiamo casualmente documentato l’intera situazione, apprendendo nelle ore successive che Mennuni, grazie al nostro intervento, è stato convocato per discutere della faccenda, con la speranza si riesca a trovare un compromesso in attesa del giudizio del Tar.

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