“Caro sindaco di merda, ti auguro un bel arresto per questo Natale. Un povero architetto”. Il cartello affisso in via Sparano lo ha scritto l’architetto Guido Corazziari, professore tra l’altro dell’Accademia delle Belle Arti di Bari.

“È stata una cosa fatta d’istinto – spiega l’architetto -. Ero arrabbiato. Incazzatissimo da ormai 60 anni. Quando avevo appena 4 anni nel giardino in cui giocavo tagliarono uno splendido ippocastano. Piansi per due giorni. Quando di anni ne avevo 15, nel mio condominio di via Perrone tagliarono invece un abete bellissimo e fu un altro colpo allo stomaco. A maggio, quando ho saputo della gara d’appalto è stato tremendo”.

Mani in mano? Nemmeno per sogno. “Da quel momento e fino a luglio, con alcuni amici, ho chiesto di incontrare il sindaco – continua Corazziari -. Le nostre rimostranze coincidevano con quelle di una larga fetta di cittadinanza. Purtroppo però non c’è stato nulla da fare. Soluzioni alternative all’interno di quel progetto ce n’erano ma nessuno le ha volute accettare”.

Il racconto poi fa tappa al momento del fattaccio. “Quando ho visto quella gabbia attorno alla prima palma di via Sparano ho provato grandissima rabbia. E non l’ho trattenuta – dice -. Chi uccide le piante è paragonabile a chi uccide gli animali. Forse addirittura paragonabile a chi uccide i bambini. Le piante infatti, allo stesso modo, non possono difendersi”.

Le palme di via Sparano in realtà non verranno “uccise” bensì trapiantate altrove. Corazziari propone un sistema di tracciabilità che renda questa operazione più trasparente e in merito ad eventuali scuse nei confronti del sindaco Decaro ha le idee chiare. “Ho spiegato le mie ragioni e non mi scuso – conclude -. Al massimo potrei essere disposto ad incontrarlo. Prometto di non usare più parolacce nei suoi confronti in situazioni pubbliche ma ribadisco: le palme andrebbero tutelate, non espiantate. Né oggi né mai”.

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2 COMMENTI

  1. Condivido al 100% sul piano ambientale… ma che relazione ha con “MERDA” e “GALERA”?
    E’ soltanto violenza gratuita.

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