Ci sono delle storie, proprio come quella che vi raccontiamo oggi, che non riescono quasi mai a trovare la ribalta. La comunità di Adelfia ha festeggiato i venticinque anni di sacerdozio di don Tonio e don Leonardo, de modi diversi di mettersi al servizio della comunità. A officiare la Santa Messa l’arcivescovo della diocesi di Bari e Btonto, monsignor Francesco Cacucci, che di anni talari sulle spalle ne ha cinquanta.

Centinaia di persone strette attorno a due sacerdoti, in fondo due uomini con i propri pregi e difetti, che hanno scelto di lasciare il segno. Don Tonio nella comunità della parrochia Immacolata, ad Adelfia; don Leonardo missionario in Etiopia. Un impegno incessante, tra mille difficoltà, non solo spirituali. Sì, perché essere sacerdoti signfica diventare in qualche modo padre e fratello di quanti non hanno un punto di riferimento.

Don Tonio, per esempio, ad Adelfia c’è da vent’anni, tanto da far sentire il bisogno all’Amministrazione comunale di conferirgli la cittadinanza onoraria. Con molto entusiasmo e qualche dolore, don Tonio è caparbiamente riuscito a restituire ad Adelfia due luoghi meravigliosi di aggregazione, originariamente fatiscenti: il palazzo marchesale Nicolai e largo Castello. Persino don Tonio, capace anche di parole dure e non scontate, tanto dall’altare quanto nella vita di tutti i giorni, si è commosso.

Non poteva essere diversamente davanti a quella moltitudine di persone grate. Non si può piacere a tutti, ma è innegabile che don Tonio abbia lasciato un segno indelebile. E non ci riferiamo alla sua passione per i serpenti e per altri animali esotici, piuttosto al suo modo di essere stato sacerdote in mezzo ai più bisognosi. Dopo vent’anni don Tonio lascerà la comunità adelfiese. Non importa quale sarà la sua nuova meta a cinquant’anni compiuti. Chi lo accoglierà, anche ascoltando il saluto dei suoi parrocchiani e dei rappresentanti della comunità (Sindaco, comandante della stazione dei Carabinieri, l’altro sacerdote del paese, politi e parrocchiani) avrà la certezza di poter accogliere un bravo sacerdote e soprattutto un brav’uomo.

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