Si riparte… destinazione Mondiali di Russia. La sciarpa rigorosamente nello zaino per questa nuova avventura che mi vede coinvolto insieme ai colleghi Gianni Daniele e Nicola Scaringi, parte della squadra Videobank di Bari.

Dopo Kiev, la sciarpa è quasi un portafortuna per un ateo del calcio come me, ma anche una promessa fatta a dei tifosi. Perché è il tifo, quello vero, che vuole rappresentare, non il tifo/business che non paga l’acqua dello stadio o che fa intrallazzi strani con le banche.
Il calcio delle famiglie e non dei lucratori.

Il calcio che mi piaceva quando nel 1990 l’Italia giocava il mondiale schierando Zenga, Schillaci, Ferrara, Bergomi, Donadoni oppure Baggio con Gianna Nannini che emozionava quelle “notti magiche”.

Con questi pensieri sono salito sul pullman per Napoli e poi in volo prima verso Mosca e poi verso Soči. È il Portogallo che seguiamo, come già lo scorso anno per gli europei che piano piano accompagnammo in finale: RTP, la televisione di stato portoghese, ha preteso la stessa squadra e se anche questa volta dovesse vincere, allora vuol dire che portiamo bene.

Migliaia di chilometri da percorrere su strade isolate spesso senza linea telefonica. E chilometri di cavo triax specifico delle telecamere broadcast che usiamo. Segnali in HD, test satellitari e trasmissioni continue, diverse canalizzazioni audio inviate tra commento, effetti, missato e telecronaca internazionale, segnali che sincronizzano le grafiche nei computer di Lisbona. Il solito inferno dietro il paradiso di una partita di calcio.

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