«Ok guys, you have 5 minutes» dice il delegato UEFA. Ci concede solo cinque minuti per entrare là dove vorrebbero poterci stare in molti. Trecento secondi per entrare, fare il sopralluogo, bilanciare i colori, provare il microfono, registrare il servizio ed uscire, sperando che tutto sia andato bene perché non puoi replicare.

«Go», “andiamo”. La porta si apre e comincia la giostra: sei dentro lo spogliatoio della Roma e sai che dopo andrai in quello del Barcellona. Per noi, leviamo un po’ di poesia, oramai è un momento quasi sterile, perché sei abituato e perché hai altri pensieri, ma ogni tanto lo sguardo fuori dal mirino lo metti perché vuoi vedere quel mondo senza le sovraimpressioni dei dati veloci e senza colori della telecamera.

Sai che molti ti invidiano, vorrebbero essere al tuo posto, ed un po’ il petto te lo gonfi dell’orgoglio di fare una cosa fuori dal comune anche se poi, confessiamocelo, il mondo del calcio è fatto di persone. È fatto di un universo che ruota intorno alla squadra, è fatto di autisti, inservienti, facchini, gente che leva le maglie dalle custodie e le allinea per la ripresa, che prepara le bottigliette d’acqua, la vaschetta della bresaola oppure la frutta.
Ma lavorano anche loro per regalare quando un sogno e quando un’arrabiatura.

Ed è bello sapere che fai parte di quel mondo, che anche tu riesci a regalare una piccola emozione quando le tue immagini vanno in onda, quando poi ti sposti a bordo campo e riprendi a pochi metri Messi oppure Dzêko, mostri sacri del calcio che domi davanti alla tua telecamera.

E poi il triplice fischio, chi è felice e chi no, ma tu sempre come una molla pronto a fare il tuo lavoro con la tua squadra/famiglia con cui scherzi, ridi, ti arrabbi ogni tanto, ma soprattutto lavori molto. Due giorni prima di una partita e diverse ore dopo, sempre per regalare un’emozione e sempre per far parte di quel mondo strano, rigido ed al tempo stesso fatato che è una Champions League.

Torni a casa, cambi il pass pronto per la prossima partita (nel mio caso allo stadio Olimpio di Roma per il ritorno con il Barcellona) ed hai da raccontare a qualcuno quello che hai fatto, quello che hai passato, quello che hai visto. Ma anche quella piccola emozione di essere ammesso dove normalmente un tifoso non può entrare.

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