Archiviata la stagione sportiva, emergono forti dubbi sulla tenuta economica dell’FC Bari. A sollevarli non sono i soliti sospetti, ma i numerosi decreti ingiuntivi ottenuti da numerosi di fornitori. Solo presso il Tribunale di Bari ne risultano emessi quindici. Una condizione complicata, emersa con il subentro di Giancaspro alla presidenza del Bari a giugno del 2016. Nel pieno del clamore mediatico per l’operazione, Giancaspro ha scelto di risolvere unilateralmente i contratti voluti da Paparesta.

Ai decreti ingiuntivi, poi, vanno aggiunti quelli ottenuti da altri fornitori presso il Giudice di Pace per crediti decisamente più modesti. Un atteggiamento che pone seri interrogativi sul motivo per cui Giancaspro non abbia voluto saldare neppure quei piccoli debiti. Tale comportamento è ancor meno spiegabile se si pensa che il Presidente, prima dell’acquisto della società,  era perfettamente a conoscenza della situazione debitoria, per il semplice fatto di essere stato per mesi nel Consiglio di Amministrazione. Mesi durante i quali ha gestito personalmente i rapporti coi fornitori, salvo poi cambiare idea, ma cosa più grave, evitando di provvedere ai pagamenti.

Così facendo si è aggravata la condizione economica dell’FC Bari, che si è vista subissare di decreti ingiuntivi. Una situazione sempre sul filo del rasoio, anche in considerazione degli addii al professor Moretti e al suo staff, a Balkan Express o alla chiusura nei confronti dell’ex custode e giardiniere del San Nicola. I debiti? Non è facile quantificarli. Di certo si sa che ci sono poco meno di un milione di euro nei confronti dei due principali creditori.

Nel primo caso in ballo c’è soprattutto la questione del contratto con la Nike sottoscritto da Romeo Paparesta con la Global Licensing, che a distanza di una settimana fu prima confermato, poi annullato da Giancaspro, quando ormai il magazzino era pieno, persino delle divise da gioco di quest’ultimo campionato. Debiti consistenti anche coi Vivai De Grecis per la manutenzione del campo. Le non buone condizioni del terreno di gioco, nella passata edizione giudicato il migliore della serie B, sono state per un’intera stagione sotto gli occhi di tutti. Uno stato d’ansia accresciuto dai contestati bilanci di Kreare Impresa, la società di Giancaspro che detiene il 99,9 per centro del Bari e dal fatto che su quest’ultima pende una richiesta di pignoramento delle quote sociali. Siamo alla nota vicenda degli ex soci lucani per l’investimento fallito nel campo delle energie rinnovabili.

Grandi storie, dicevamo, ma anche piccoli debiti. Corcelli, l’ex fotografo del FC Bari, sostituito all’inizio di questa astagione, ha dovuto aspettare un anno prima del pagamento dei poco più di 4mila euro (iva inclusa) pattuiti. Almeno lui non si sta leccando le ferite per il buco, che in tanti, compresi i proprietari del collegio Di Cagno Abbrescia, il ristorante “Ai 2 Ghiottoni” o la farmacia Treglia, sperano possa essere riempito. Non tutti i fornitori hanno gia fatto recapitare l’ingiunzione di pagamento, qualcuno di loro sta ancora pensando al da farsi. Non è un mistero che Giancaspro abbia detto in conferenza stampa di avere un progetto da 80-100 milioni di euro per il suo Bari. Con tutti quei soldi la speranza di vedere pagati servizi e merci non è del tutto tramontata.

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