Davide Nicola lancia un appello. L’inconsueta conferenza infrasettimanale dell’allenatore piemontese è più che altro una richiesta: fiducia in questo Bari. Fiducia in un gruppo che sta lavorando sodo per tornare a vedere la luce.

«Sono venuto qui per parlare di calcio – inizia Nicola – voi dite che il Bari si è spento. Io non sono d’accordo. E volevo spiegarvi il perché. Dirvi come la vedo. Invitarvi agli allenamenti, a vivere insieme la nostra quotidianità».

«Sono arrivato a Bari da tre settimane – continua Nicola – ho trovato un gruppo di ragazzi estremamente serio. Calciatori che si allenano come bestie. La prima settimana ho lavorato con loro sulla mia idea di calcio: intensità, velocità, ricerca della profondità, giocare in avanti. Poi abbiamo analizzato le soluzioni da attuare in campo, perché lì ci sono anche gli avversari. Abbiamo provato ad eliminare tutto quello che non ritengo redditizio: il retropassaggio al portiere, il passaggio in orizzontale. Stiamo facendo un percorso. Il filo conduttore? Provare a cambiare mentalità».

Il tecnico prova a spiegare meglio il concetto. «La vita è piena di problemi. Io voglio gente che non si concentri sui problemi, ma che creda di poter fare qualcosa di importante. Che lavori sui propri limiti con positività. Che abbia fiducia. E questa è una richiesta che faccio a tutto l’ambiente. In questo senso non ci sono presidenti, allenatori, tifosi, giornalisti: c’è il Bari. Il Bari e basta».

E sui titoli di coda, ecco l’appello. «La critica è giusta. Se non facciamo bene è giusto che ci venga detto. Ma lasciate spazio all’idea che qualcosa di diverso possa accadere. Cercate di avere fiducia. I ragazzi hanno paura di deludere le persone, di non essere all’altezza. Ed hanno bisogno di capire che la gente crede in loro. Hanno bisogno di guardarsi attorno e di trovare un ambiente unito».

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