Quanto tempo deve passare per poter considerare superato un errore? Per quanto ancora due bambini devono patire l’errore di un genitore? Sono le domande che non danno tregua a Domenica, giovane mamma barese che tre anni fa ha tentato il suicidio. “Fossi stata all’epoca la donna che sono oggi, mai e poi mai avrei tentato di togliermi la vita – spiega Domenica -. Penso ogni istante al dolore che quel gesto ha causato ai miei bambini”.

A farla cadere nel baratro è stato il periodo che ha preceduto la separazione dal marito. Troppo stress e la mancata consapevolezza di poter avere dentro di sé il vaccino a quel dramma interiore. Uno spiraglio di luce è stato l’arrivo del quarto figlio, seppure non ha evitato che il matrimonio naufragasse.

Da due anni Domenica non assume più psicofarmaci, ma continua a farsi seguire dagli specialisti indicati per lei da chi la sta seguendo. “L’obiettivo è quello di recuperare i miei due figli più grandi – dice determinata -. Vivono in una comunità. Prima venivano a dormire a casa, poi stavano con noi solo nei fine settimana. L’ultima volta che li ho visti è stato un mese fa. Dicono che a causa del covid devono rimanere in struttura, ma io vorrei almeno averli con noi per Natale”.

Un desiderio che lacera l’anima, almeno quanto il rimpianto di non essere stata abbastanza forte quando sarebbe servito. Domenica è assistita da un legale, con lei sta cercando di recuperare la patria potestà sospesa. “Il problema vero – incalza la donna – è che sento i miei figli molto stressati, preoccupati della possibilità di essere separati in conseguenza del loro comportamento, sicuramente dettato da questa vita complicata, dalla lontananza”.

Il suo è un appello accorato. “Ho una famiglia meravigliosa, mia madre, le mie zie e poi ho recuperato il rapporto con il mio ex marito, i miei ex suoceri sono presenti, un uomo e una donna per bene – continua la mamma – credo di aver pagato abbastanza per la mia debolezza. Sono disposta a qualunque cosa pur di poter riavere in casa gli altri miei due bambini”.

I due figli più piccoli sono a casa con lei, tre volte a settimana un’educatrice passa del tempo con loro per verificare come vanno le cose. “Ho sbagliato, non passa giorno in cui non mi penta del mio tentato suicidio, prima di pendere una decisione così drastica aggrappatevi a chi i ama veramente, pensate al dolore di chi continuerà a piangere la vostra assenza – afferma asciugandosi le lacrime -. Adesso credo di maritare la chance di una ripresa completa. Mi mancano i loro abbracci, i baci, mi manca la quotidianità, indispensabile per me e per i miei quattro bambini che amo più di qualsiasi altra cosa al mondo”.

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