“Lasciali lavorare, infamone e bastardo”. Così commentano certi baresi quando ci occupiamo di posteggiatori abusivi, anche quando si tratta di individui, spesso senza scrupoli e palesemente violenti. “Sempre meglio che andare a rubare”, scrivono altri. Un sentimento diffuso, fino a quando non capita di raccontare come oggi del parcheggiatore pregiudicato, ubriaco, per di più armato di taglierino e coltello che minacciava gli automobilisti al Molo San Nicola.

L’uomo, fermato da una pattuglia della Polizia Locale, ha aggredito gli uomini in divisa, completando l’intemperanza con parolacce e sputi. Nessuno dei taglieggiati, però, ha sentito il bisogno di denunciare la violenza subita. Una fiera degli alibi: “Non vogliamo ritorsioni”, “Quelli sono mala gente”, “La prossima volta ci danneggiano l’auto”, “Ho un bambino piccolo”. Pagare e sorridere, almeno fino a quando ad essere picchiati son sarete voi, quelli del “tanto a me non succede”.

D’altro canto, la storia che vi raccontiamo potrebbe dare ragione a chi sceglie la strada dell’omertà, perché “chi si fa i cazzi suoi campa cent’anni” o forse campa e basta e questo è più che sufficiente. Nell’ultimo mese a San Girolamo, su una strada usata come parcheggio da numerosi bagnanti, gli storici abusivi della zona sono andati oltre, in un caso hanno riempito di botte un uomo, colpevole di aver fatto l’unica cosa sensata: rifiutare di pagare il caffè, in questo caso costosissimo e obbligatorio di 3 euro. La vittima del pestaggio è stato costretto a ricorrere alle cure mediche e a una pesante convalescenza.

L’automobilista preso a pugni non è la sola vittima dei galantuomini del parcheggio di San Girolamo. Sempre nell’ultimo mese a un altro padre di famiglia è stata rigata l’auto da parte a parte, mentre un altro giovane ha subito minacce pesanti e per il bene dei familiari che lo accompagnavano ha deciso di cedere e lasciare agli abusivi anche cappuccino e cornetto.

Il caffè è un piacere, se non è libero che piacere è. Diciamocela tutta: gli automobilisti non vengono messi nella condizione di potersi ribellare all’estorsione, perché nella stragrande maggioranza dei casi di questo si tratta. Salvo il ganzo con l’auto da diverse migliaia di euro, che lasciando 50 centesimi di caffè dice all’abusivo: “Mi raccomando dagli un’occhiata”.

Gli arresti e i controlli sporadici incentivano gli abusivi, molti dei quali una multa per l’esercizio di torrefazione abusiva non l’hanno mai pagata, pur avendone accumulate a decine o avendo ricevuto il temutissimo daspo urbano. Quando serve davvero non c’è mai una pattuglia, neppure nei luoghi dove l’arte del “caffè obbligatorio” ormai è quotidiana. E pensare che i posti sono sempre quelli, così come sempre quelli sono i “titolari della licenza”.  Se almeno si avesse la percezione di essere protetti, sorvegliati forse, e dico forse, un automobilista accomodante troverebbe il coraggio di rifiutare la tangente o non avrebbe più scuse per lasciare le chiavi della propria auto al parcheggiatore come addirittura succede nelle vicinanze del Tribunale di Bari. Paradosso nel paradosso.

Nel frattempo non resta che sperare di frequentare strade e piazze gestite da “baristi” educati, capaci di incassare un “no” e dispensare sorrisi a quanti decidono di pagare il pizzo, perché il caffè è un piacere se non è libero che piacere è.

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