Ha gli occhi gonfi Patrizia Lamanuzzi mentre accarezza la mano di sua figlia Simona. Vive in affitto in una casa alla Guaragnèdde, alle spalle del’ex Macello di Bari. La ragazza, 16 anni il prossimo febbraio, passa la maggior parte del suo tempo in una culla. Ha una malattia incurabile e in apparenza non dimostra più di 5 o 6 anni. Non vede, non sente, non può camminare e men che meno giocare.

La porta della casa a piano terra è costantemente monitorata, per evitare che dall’esterno possano entrare insetti e ratti. All’interno, pur essendo un’abitazione modesta, si sente un piacevole odore di pulito. Patrizia interviene ogni volta che compare una macchia di muffa alle pareti. Il condizionatore rende mendo insopportabile l’assenza di finestre.

Patrizia vive lì da sempre col marito pescatore e altri tre figli. Un’altra figlia si è spostata con suo marito e un figlio piccolo poco distante. Non era più possibile stare in 9. Il reddito di cittadinanza aiuta, ma non è abbastanza perché bisogna far fronte alle spese per tutti.

“Non voglio soldi, ma solo un’abitazione dignitosa per Simona e gli altri miei figli – dice Patrizia -. Sono oltre il quattrocentesimo posto nella graduatoria definitiva per l’assegnazione di una casa popolare, ma vorrei che la nostra posizione fosse rivalutata, sono troppo pochi gli 8 punti che ci hanno assegnato. Non so più come altro fare”.

Le medicine, il latte e i pannolini per Simona li passa la Asl e il professor Nicola Laforgia, il primario del reparto di Neonatologia del Policlinico. “Ringrazio di cuore lui e il medico di base, il dottor De Luca – continua Patrizia – sono sempre pronti a darmi una mano. In ospedale mi chiamano mamma coraggio, ma in realtà non faccio altro che dedicarmi anima e corpo a Simona e agli altri miei figli. Spero sia possibile rivalutare la nostra posizione, un alloggio dignitoso è tutto ciò che desideriamo”.

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