Dopo alcuni mesi senza poterlo vedere, Leopoldo Cammarano è finalmente riuscito ad abbracciare suo figlio. “È stato un disastro – racconta il papà – era senza scarpe, in condizioni non adeguate e l’assistente sociale non ha fatto altro che prendere atto della situazione”.

Di Leopoldo avevamo già parlato alcuni giorni fa, raccontando la sua battaglia per tentare di avere l’affido esclusivo del figlio disabile. Siamo andati a trovarlo nella sua casa di Bitritto, che è pure sede della onlus “I nostri angeli”. Volevamo sentire dalla sua viva voce le ragioni di tanta ostinazione.

“Sono preoccupato per le condizioni di salute di mio figlio Francesco – denuncia – non prende peso e ha subito tre fratture in pochi mesi. Non credo che la mamma sia più capace di accudirlo rispetto a quanto non lo sia io. Vorrei che Francesco stesse con il fratello, che ha scelto di vivere a casa mia. Devono stare insieme, non è giusto”. Leopoldo ci sommerge di carte, a rimarcare la sua versione dei fatti.

Ha chiesto ed ottenuto la riapertura del fascicolo che lo ha privato della genitorialità. “Un gigantesco malinteso – spiega il papà – sono sicuro che alla fine la verità salterà fuori, basta leggere le carte. Faccio appello al Presidente del Tribunale per i minorenni di Lecce”.

Una storia di denunce e processi. Leopoldo Cammarano ne ha subiti due. È stato assolto. Ora è lui che denuncia la ex moglie, gli assistenti sociali e domiciliari. Non stiamo dalla parte di Leopoldo, ma dopo aver letto la corposa documentazione, ci chiediamo se finora siano stati davvero fatti gli interessi di Francesco.

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