“Sono 23 anni che lottiamo per una giusta assistenza a nostro figlio, e fin quando non la otterremo non ci fermeremo”. I genitori di Tommaso, il ragazzo di 23 anni affetto dalla sindrome di Lowe, continuano la loro protesta sotto gli uffici del Comune di Bari con la speranza di essere ricevuti dal sindaco Decaro.

A causa della sindrome, Tommaso qualche giorno fa, dopo una crisi, ha infranto una vetrata con la testa rompendosi il naso e sfregiandosi parte della faccia. “Nostro figlio ha bisogno di stare in un centro e di essere seguito giornalmente, 24 ore su 24, da personale qualificato”.

Dopo anni di lotte, è stato trovato il centro che è disposto ad ospitare Tommaso, il Metropolis di Molfetta, ma purtroppo, non tutto può filare liscio. “Il centro ha esplicitamente detto che il ragazzo ha bisogno di un’assistenza 1 a 1, ciò vuol dire – spiegano – che una persona lo deve seguire per tutto il giorno. Per ottenere questo, il centro ci ha comunicato che il Comune avrebbe dovuto incaricare l’addetto alle cure di nostro figlio”.

“Abbiamo inoltrato la domanda al Comune che di tutta risposta ha detto che dovevamo rivolgerci all’Asl. Questi invece ci hanno rimandato indietro. In pratica ci stanno facendo rimbalzare da un ufficio all’altro. Non solo – continuano i genitori – l’assistente sociale ci ha accusato di aver temporeggiato sull’inoltro della richiesta, quando invece proprio lei prima ci ha assicurati che ci avrebbe fatto avere un’assistenza 1 a 1 e poi si è rimangiata le parole”.

Ancora sotto gli uffici comunali, i genitori del ragazzo sperano che la situazione si risolva in giornata, ponendo fine ad anni di sacrifici e di violenze da parte di Tommaso che per la sindrome di Lowe procura del male a se stesso e agli altri.

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