Sono 4 anni che Pino e Benedetta sono costretti a vivere in una roulotte nel piazzale vicino alla chiesa di San Sabino sul Lungomare. Lui, pizzaiolo, ha perso il lavoro per colpa della chiusura del locale e a 48 anni gli riesce difficile trovare un altra impresa che lo assuma. “Mi chiamano per uno massimo due giorni, ma poi non si fanno più sentire perché mi dovrebbero assicurare”.

Luce e acqua non ci sono, la loro “casa” viene mangiata dalla salsedine e con l’arrivo dell’inverno tutto diventerà ancora più complicato. “Abbiamo chiesto l’aiuto degli assistenti sociali – racconta Pino – ma stiamo ancora aspettando che ci venga dato un sussidio. Siamo andati anche a vivere per poco tempo in una comunità ma lì era una gabbia di matti, c’era gente drogata, sporca e viverci era davvero impossibile. Abbiamo preferito ritornare nella nostra roulotte, comprata quando ancora lavoravo per fare qualche giorno di vacanza, e tornare con il nostro cagnolino che non era ammesso nel dormitorio”.

“Mia moglie – continua – ogni tanto va ad aiutare una signora a fare le pulizie che la ricompensa con un po’ di spesa. Io quando è possibile pulisco il giardino della chiesa e don Angelo ci da qualche soldo. Grazie a lui riusciamo in inverno a farci una doccia calda, se no ci arrangiamo con quello che abbiamo”.

Una vita appesa al filo della speranza. “Nessuno si è mai sincerato di come vivessimo – conclude disperato Pino -. Per le istituzioni siamo invisibili e spero un giorno di poter tornare a fare il mio lavoro”.

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