Sono 36 le scuole di Bari e provincia che hanno aderito al progetto “Bullismo e cyberbullismo alla luce della recente normativa: proposte e suggerimenti operativi”. Un importante gioco di squadra contro quella che è divenuta un’emergenza sociale; azioni mirate, snelle e concrete finalizzate a comprendere la reale portata del fenomeno.

“La scuola ha il compito di educare i giovani per prevenire, arginare, contrastare tale fenomeno” ci dice la professoressa Alba Decataldo, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Massari-Galilei di Bari che ha ideato e organizzato il progetto “i docenti si trovano ad affrontare criticità, complessità e problematicità diverse rispetto al passato e sono perciò necessarie competenze nuove”.

Da qui nasce l’idea di un percorso di formazione che coinvolga i docenti di più scuole in rete, coinvolgendo un esperto del settore, l’avvocato Antonio Maria La Scala, Presidente Nazionale delle Associazioni Penelope Italia Onlus e Gens Nova Onlus, che da anni svolge quotidianamente un’intensa attività di prevenzione ed informazione all’interno dei vari Istituti scolastici della Regione Puglia, in tema di contrasto al bullismo, cyberbullismo ed altre forme di violenza.

Tra fine settembre e inizi di ottobre 2018, sempre nell’auditorium dell’I.C. Massari Galilei, si svolgeranno due incontri mirati ad approfondire la tematica relativa alla qualifica di pubblico ufficiale ed incaricato di pubblico servizio quale è proprio il personale presente nelle scuole, attraverso una serie di linee guida utili a prevenire e contrastare i fenomeni di cui sopra.

La scuola diventa sempre di più un avamposto per arginare un fenomeno che va combattuto: oggi non si parla soltanto della semplice “presa in giro” fatta con goliardia, ma spesso di vere e proprie azioni intimidatorie e minacce che provocano reazioni anche gravi, come aggressioni, oppure suicidi. Non è più solo compito della famiglia educare ma anche della scuola monitorare ed affiancare i genitori nell’ormai titanico compito dell’educazione.

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1 COMMENTO

  1. Magari sarebbe più utile tornare (o cominciare?) a chiamare le cose col loro nome: invece dei neologismi alla moda “bullismo” o peggio ancora “cyberbullismo”, sinonimi di semplici ragazzate, parliamo invece di violenza privata, con tutto quello che ne consegue.
    Il solito progetto (finanziato) serve a poco se il prof subisce i bulli senza neppure poter coinvolgere il preside, preoccupato del danno di immagine della “sua” scuola più che della tutela dei docenti.

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