Solo ieri la Polizia Locale e la Polizia di Stato hanno messo a segno l’ennesimo inutile blitz anti-prostituzione, col fermo di tre ragazze nigeriane e la denuncia di una 40enne italiana, nuovamente sorpresa con una ingente somma di denaro e pertanto accusata di sfruttamento della prostituzione.

Blitz inutile dicevamo, non per colpa delle Forze dell’Ordine. Ormai lo sappiamo, in Italia la prostituzione in sé non è reato, non a caso il tema è sbucato tra gli argomenti della campagna elettorale con l’avanzata proposta di riaprire le case chiuse. Il reato è lo sfruttamento.

La cronaca insegna che non basta intervenire in massa con le sirene spiegate per debellare il fenomeno, lo dimostra il fatto che dopo nemmeno 24 ore altre ragazze, o addirittura le stesse, si rivendono sui bordi delle strade, anche negli stessi punti dove sono state fermate e identificate. E tutto ricomincia, o se volete, tutto continua indisturbato.

Per puro caso, non ci eravamo andati appositamente, abbiamo beccato un cliente appartato con una ragazza di colore alle spalle del MAAB Mercato Agroalimentare Barese. Siamo colpevoli di aver interrotto il piacere effimero di un padre di famiglia.

Il problema è tutto qui, nella logica alla base che regge ogni mercato: domanda e offerta. Se c’è richiesta, se ci sono i clienti, allora ci sarà anche qualcuno disposto a tutto pur di fare soldi, a discapito però delle povere mal capitate. “Deportate” dal loro Paese, attirate col miraggio di un lavoro, picchiate, seviziate, torturate, ridotte in schiavitù.

Storie di ogni giorno nel civilissimo occidente, in cui un padre di famiglia si apparta con una sconosciuta di cui non sa né il nome né tanto meno se si prostituisce per scelta o è costretta a farlo, magari sotto la minaccia di rimetterci la vita.

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