“Un organico di polizia penitenziaria ridotto ormai all’osso. In dieci anni abbiamo perso 11mila unità con un calo da 46mila a 35mila operatori a cui si aggiunge la soppressione di reparti specializzati, la chiusura delle centrali operative regionali, la eliminazione di numerosi gruppi sportivi di Polizia”. Questo è il bilancio di fine anno tracciato dal segretario generale nazionale del Co.s.p. Domenico Mastrulli.

“Un disagio molto diffuso – spiega Mastrulli – un malessere che serpeggia tra gli uomini della Polizia penitenziaria costretti a lavorare in condizioni precarie, che ripetutamente denunciamo durante le manifestazioni di protesta”.

“La carenza di agenti non è l’unico problema – continua – un altro grave è rappresentato dall’alto numeri di decessi tra gli agenti di Polizia penitenziaria. Negli ultimi 10 anni almeno 127 colleghi sono venuti a mancare. Ci sono stai 55 suicidi quasi tutti con l’arma di ordinanza. Per non parlare delle aggressioni che gli agenti subiscono”.

“Un altro dato è il sovraffollamento – aggiunge – la popolazione detenuta in Italia ha superato le 58mila unità a discapito di una capienza massima di 49mila posti. Il sistema di vigilanza dinamica con celle aperte ha creato gravi problemi al personale esposto a minacce, insulti e aggressioni. In questo quadro poco edificante c’è poi l’aspetto normativo e contrattuale: dal pessimo riordino delle carriere a un contratto nazionale che non viene rinnovato da nove anni”.

“C’è molto da fare – conclude Mastrulli – ma proseguiremo le nostre battaglie sindacali nella convinzione che il sistema carcerario italiano vada commissariato con il passaggio delle funzioni e delle responsabilità ai prefetti”.

 

 

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