Ciao nonna Vanna, scrivo per celebrare la tua festa e in generale quella di tutti i nonni. Non fossi morta a 57 anni, dopo una tremenda agonina, solo perché qualcuno ha deciso che doveva andare a finire così, Giuseppe ti avrebbe dato un bacio e ti avrebbe detto che ti vuole bene stringendoti le braccia attorno al collo, con quel sorriso che hai voluto ricordare a tutti i costi prima di diventare il suo angelo custode.

Sì, perché oggi la Chiesa ricorda proprio gli angeli custodi. E tu per lui sei anche questo, ne sono certo. Non è vero che l’importanza delle persone, certe persone, si rivaluta solo dopo la morte. Per Giuseppe ti sei sempre fatta in quattro e lui ti adorava, anzi, ti adora ancora, perché il segno che un nonno è capace di lasciare nella vita di un bambino, è per sempre. Stanotte, quando Giuseppe ha chiamato per andare in bagno, prima di riaddormentarsi ha preso la tua immagine che tiene sotto il cuscino, l’ha baciata, l’ha fatta baciare ad Annamaria e si è riaddormentato, proprio come se lo stessi abbracciando forte. Era sereno.

Un bacio a quella immagine al momento della buonanotte e un altro al mattino, appena sveglio, prima di fare qualsiasi altra cosa. Quando andiamo da Piero, lui continua a dire “casa della nonna Vanna”. A tre anni non si possono avere ricordi nitidi, ma in un pezzetto del suo cuore sono certo tu ci sia ancora. E allora, attraverso te, auguro a tutti i nonni una giornata speciale. La auguro soprattutto a quelli che, per tanti motivi, non l’hanno potuta passare insieme ai loro nipotini. Da lassù, in qualunque parte di cielo sei, continua a essere il suo angelo custode.

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