“Ho fatto solo il mio dovere. Non posso parlare con lei, ci sono delle indagini in corso. Non ci sono parole per descrivere quegli attimi. Adesso, vi prego, lasciatemi in pace”. A parlare è Ottavio Trerotoli, il Vigile del fuoco di Grumo Appula che ha estratto dalle lamiere il piccolo Samuele, il bimbo di sette anni scampato al disastro ferroviario tra Corato e Andria, dimesso dall’ospedale nelle scorse ore. È stato tra i primi ad arrivare sulla scenna del disastro quel maledetto martedì 12 luglio.

Raggiungiamo Trerotoli al telefono mentre è ancora negli spogliatoi dopo un massacrante turno di notte. Nemmeno un minuto di pace. Insieme ad alcuni colleghi ha incontrato il ministro della Salute, Betatrice Lorenzin (nella fotografia la stretta di mano tra il ministro e Trerotoli ndr.).

L’ordine arrivato da Roma è stato categorico: nessuna intervista, nessuna dichiarazione alla stampa. Il momento è delicato, quello della ricerca della verità dei fatti. Ci sono ventitre morti ai quali si deve giustizia. Nella voce del Vigile del fuoco si mischiano commozione e rabbia. Quando ci saluta non insistiamo, perché non vogliamo mettere lui o chiunque altro in difficoltà. Sarebbe paradossale dopo quanto successo. “Non mi sarei mai immaginato un simile clamore – dice prima di riattaccare – Cerco solo di fare al meglio il mio lavoro”.

IL RACCONTO DI TREROTOLI AL PREMIER RENZI – “Era bloccato e aveva un tubo che premeva sulla testa, oltre al braccio della mamma (in realtà si è scoperto dopo che si trattava della nonna ndr.). Chiedeva della madre e io ho cercato di distrarlo. Poi gli ho messo una mano sul volto per impedirgli di vedere quello che gli stava intorno. Non so neanche io come ho fatto. È stato uno strazio“.

 

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