Un tumore incurabile e una lunga serie di altre patologie accertate e tutte molto gravi. Francesca, che per dirci di avere 53 anni deve chiedere aiuto alla cognata, vive in via Scipione l’Africano. Fili scoperti e infiltrazioni ovunque nell’abitazione in affitto da dove è stata sfrattata. I pensili della cucina le sono crollati addosso mentre lavava i piatti, procurandole una frattura alla spalla e alla testa già operata nel tentativo di limitare l’avanzare del cancro.

Il marito non lavora. Stamattina è al mercato a raccattare qualche soldo dando una mano agli ambulanti. La famiglia vive di stenti, dovendo badare a una figlia minorenne, traumatizzata al punto da non riuscire ad andare più a scuola e un figlio allegico di 21 anni, che in quell’abitazione fradicia proprio non può starci. Cinquecento euro di fitto al mese, fin quando sono riusciti a pagarlo. A metà aprile lo sfratto, già rimandato, sarà esecutivo. Glorioso per ora è solo il cognone che la famiglia si porta addosso. Il loro futuro è più incerto che mai.

I residenti del quartiere hanno presentato una relazione in Prefettura e su richiesta dell’ufficio allegheranno anche le quattro note degli assistenti sociali che seguono la vicenda. Sì, perché non si tratta di una storia sconosciuta. “Aiutatemi – dice tra le lacrime Francesca ai nostri microfoni – l’alternativa è morire”. Speriamo sia possibile trovare una sistemazione per questa famiglia in difficoltà, prima dell’esecuzione dello sfratto, ma soprattutto prima che sia troppo tardi.

I familiari aiutano come possono, ma devono far fronte anche alle proprie difficoltà. Speriamo, come richiesto da Francesca e dal portavoce dei residenti del quartiere, che il sindaco, gli assessori al Welfare e al Patrimonio, il presidente del Municipio II e il Prefetto, prendano a cuore la storia dei Glorioso, restituendo loro la dignità finora calpestata.

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