Il cancro uccide. Uccide tre volte. Uccide il corpo, mentre si diffonde “mangiando” l’organismo cellula dopo cellula. Uccide l’anima, come un generatore sempre acceso, una fiammella che consuma lo spirito lentamente, facendoti sentire impotente davanti alla morte che ti guarda in faccia ogni volta che ti vedi allo specchio. Uccide la vita delle famiglie di un malato di cancro, ne stravolge la routine, la quotidianità, fatta di gesti semplici e “banali” come preparare un test di ammissione all’università, una gara di ballo, il rapporto con gli amici.

“Io sono qui”, il nuovo cortometraggio del regista barese Pierluigi Ferrandini presentato a Bari dalla Fondazione Maria Rossi onlus, impegnata da anni in azioni efficaci per chi anche indirettamente sbatte all’improvviso contro la malattia, racconta proprio questo. Lo fa dando voce ai ragazzi del progetto “Figli di Nessuno” che per colpa del cancro hanno perso qualcuno. Dodici minuti intensi per parlare di cancro con chi il cancro lo ha vissuto sulla pelle dei propri cari e sulla propria. Un cazzotto violentissimo nello stomaco.

Una malattia devastante di cui a lungo si è taciuto. C’è stato un tempo in cui non si poteva neanche nominare, il male oscuro si diceva, come se chi ne era affetto se ne dovesse vergognare. E invece se ne deve parlare, come hanno fatto loro, i testimoni coraggiosi di “Io sono qui”, perché anche se spacciati, i malati terminali sono ancora vivi e insieme a loro la famiglia, che vive e lotta insieme a loro. Nel bene e nel male.

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