Secondo una recente indagine condotta a livello nazionale, in Italia solo il 10% dei dentisti utilizza il lasere per diagnosticare e curare alcune delle più diffuse patologie. Al contrario, è molto difuso in oculistica e dermatologia. Eppure, nell’odontoiatria moderna i vari tipi di laser permettono sia diagnosi precoci delle carie, attraverso la cosiddetta transilluminazione, sia la possibilità di effettuare terapie efficaci e poco invasive. Utilizzare una sorgente laser, per esempio, consente di diagnosticare una carie nella sua fase inziale, anche senza l’ausilio dei raggi X.

Questo tipo di approccio consente al dentista di individuare lesioni assolutamente irriconoscibili a occhio nudo. L’utilizzo di questi dispositivi nell’ambito della diagnostica, inoltre, evita l’abuso di raggi X specialmente ai danni di bambini e donne in gravidanza. Per quanto riguarda la terapia, invece, poter fare piccoli interventi, in alcuni casi persino senza anestesia è un grande vantaggio. Si può utilizzare il laser al posto del bisturi, senza far sanguinare i tessuti (capacità di cauterirrazione) e senza dover suturare. Chiaramente, in base al tipo di intervento necessario è possibile individuare la tipologia di laser necessaria: in odontoiatria a erbium yag o a diodi.

Di questo e altre tematiche legate all’utilizzo del laser si è parlato nell’ultimo workshop organizzato da Kavo, società tedesca leader nella produzione di apparecchiature odontoiatriche e Aiola (Accademia italiana di odontoiatria). Al seminario sono intervenuti Saverio Capodiferro, esperto in materia di terapia; Valerio Prtipilo, nuovo presidente dell’Aiola e Alesandro Cannarozzo, responsabile commerciale Kavo Italia del gruppo Danaher.

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