“E per altri 117 la pacchia è finita”. Flora Benincaso rilancia il tweet di @mariobianchi18 e scoppia il finimondo. Il riferimento è come ovvio alla tragica morte di 117 migranti. “Sono stravolta – spiega la Benincaso – intanto per la morte di questi nostri fratelli, ma in secondo luogo per la capacità di strumentalizzare qualsiasi pensiero”.

Insomma, un grande malinteso interpretativo. “Il tweet, riproposto sulla mia pagina facebook personale – spiega – aveva esattamente il valore opposto rispetto a quello che gli è stato attribuito. Era una condanna a quanti definiscono ‘una pacchia’ la vita di chi tenta di scappare da guerre, violenze e carestie attraversando il mare. Lo stesso ministro Salvini parla impropriamente delle vite di queste persone in tal modo. La morte di 117 uomini, donne e bambini, non può che essere un lutto per l’intera umanità”.

Per sottolineare il suo pensiero, la Benincaso a quella frase ha aggiunto il simbolo di una bara, l’opposto di una vita considerata da qualcuno una pacchia. “Un modo per rimarcare che di immigrazione si muore, altro che pacchia – continua amareggiata -. Il mio pensiero è stato buttato in pasto alla rete, dipingendomi come una criminale, senza chiedermi neppure una spiegazione. Non mi aspettavo si potesse scendere così in basso solo per fomentare odio in campagna elettorale”.

La Benincaso, seppure non candidata, sostiene Pasquale Di Rella, uno degli aspiranti alla candidatura di sfidante del sindaco uscente per il centrodestra. “Sono profondamente rammaricata per la strumentalizzazione – conclude la Benincaso -. Esprimevo un pensiero personale e il mio dolore scagliandomi ironicamente contro perbenisti e nazionalisti intransigenti. Un peccato che anche questi drammi debbano finire in caciara”.

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