“Non ho mica detto che gli avvocati sono scemi”. Il sindaco Antonio Decaro, dopo il polverone sulle parole dette durante l’incontro con i dipendenti del Comune sul caso della Cassa Prestanza, risponde scocciato alle critiche che oppositori e non gli stanno rivolgendo.

Decaro ammette di aver usato toni forti con i dipendenti comunali, ma spiega che la scelta e la forma delle parole usate durante l’incontro sono state dettate dal fatto che in molti, più volte, gli avevano rivolto la stessa domanda. “A me non devono chiedere nulla. non è colpa mia” ha aggiunto il Sindaco.

Inoltre ha aggiunto che la Cassa Prestanza e il Comune sono due enti sperati e che quindi quest’ultimo non è tenuto a rimpinguare la cassa. Per questo motivo, sottolinea il Sindaco, il suggerimento del ricorso. “Solo un giudice può decidere se il Comune deve pagare o meno”.

Decaro ha anche girato l’ago della bilancia, puntando l’attenzione all’opposizione che a detta sua: “Non ha più argomenti da tirare in ballo”. Il dito lo punta contro Di Rella, Melini e Caradonna, accusati dal Sindaco di aver firmato un ordine del giorno nel quale accettavano di prendere il 3% versato nella Cassa Prestanza da ogni dipendente comunale per pagare la buonuscita ai pensionati. “Se così venisse fatto, i dipendenti non vedrebbero più i loro soldi e per me questa è una vera e propria appropriazione indebita”.

Nel frattempo la Procura ha preso tutti i documenti per indagare sul buco milionario della Cassa Prestanza per capire a chi dare la colpa e come risolvere questa gravissima situazione a spese dei dipendenti comunali.

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