Solo stamattina l’ex presidente del Consiglio comunale, ora nel Gruppo misto, Pasquale Di Rella ha lanciato una sorta di chiamata alle armi rivolta ai colleghi di opposizione: avvaliamoci dell’articolo 30 del regolamento, questa la sintesi di quanto espresso da Di Rella, per obbligare la maggioranza a discutere quei temi che evidentemente non vuole affrontare.

Bastano sette firme, recita il citato articolo 30 ai commi 3 e 7, ed entro venti giorni dalla richiesta, il Consiglio comunale deve essere convocato obbligatoriamente. Abbiamo fatto qualche telefonata, e quelle sette firme le abbiamo trovate.

“Già in passato ci siamo avvalsi di questo strumento – ci hanno detto, in sintesi, Filippo Melchiorre, di Fratelli d’Italia), e Michele Picaro, capogruppo di Area Popolare-Ncd di cui fanno parte anche Livio Sisto e Romeo Ranieri – siamo ben disponibili anche questa volta. Ben venga che ora, anche altri, siano sulla nostra lunghezza d’onda”.

Dello stesso avviso Sabino Mangano, del Movimento 5Stele, e Fabio Romito, quest’ultimo con una precisazione: “Dipende tutto dalla sensibilità dei consiglieri, io stesso me ne sono avvalso per la monotematica sull’elettrosmog, ma poi anche in seconda convocazione non c’è stato il numero legale. Per gennaio e febbraio il vicepresidente del consiglio, Pasquale Finocchio, ha già mandato la giustifica. Se i colleghi non vengono, non c’è modo di tenere i consigli comunali”.

“È l’unica soluzione possibile – ci ha detto Michele Caradonna, del Gruppo misto – ben venga l’interpretazione più corretta dell’articolo 30, i punti più cari ai consiglieri che decideranno di confrontarsi, arriveranno in aula. Naturalmente, convocheremo il consiglio di mattina”.

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